Restauri diretti nei settori anteriori
Restauri diretti nei settori anteriori: il libro di Gaetano Paolone e Salvatore Scolavino sulla restaurativa estetica in composito
Nel panorama dei libri di odontoiatria conservativa e restauri diretti nei settori anteriori, il volume Restauri diretti nei settori anteriori di Gaetano Paolone e Salvatore Scolavino propone un percorso completo dedicato alla ricostruzione estetica dei denti anteriori attraverso tecniche adesive dirette in composito.
Il libro parte dalle basi che determinano la qualità di un restauro diretto anteriore — forma, anatomia e colore — per arrivare progressivamente alla diagnosi e al trattamento delle lesioni bianche, al riattacco dei frammenti dentali, alle Classi III e IV, alle lesioni cervicali, alle modifiche di forma, al direct veneering, ai denti trattati endodonticamente e, infine, alle procedure di rifinitura e lucidatura.
Pubblicato nel 2020, il volume conta 462 pagine e 2.450 immagini. L’estratto ufficiale conferma inoltre la forte impostazione didattica dell’opera: tecniche step by step, numerosi casi clinici — alcuni con controlli superiori ai dieci anni — e QR Code collegati a contenuti video.
L’obiettivo degli autori non è soltanto mostrare restauri esteticamente riusciti, ma fornire un metodo per comprendere come osservare, preparare, stratificare, modellare e rifinire un restauro nei settori anteriori.
Un riferimento per i restauri diretti nei settori anteriori
I restauri diretti nei settori anteriori rappresentano una delle aree più complesse dell’odontoiatria conservativa estetica.
Il risultato clinico dipende contemporaneamente da diversi fattori:
- corretta diagnosi;
- conoscenza dell’anatomia dentale;
- lettura tridimensionale della forma;
- valutazione del colore;
- controllo dell’isolamento;
- scelta della preparazione;
- tecnica adesiva;
- stratificazione del composito;
- modellazione;
- riproduzione della texture;
- rifinitura;
- lucidatura.
Nei settori anteriori, anche una piccola discrepanza può essere immediatamente visibile.
Un restauro può essere corretto dal punto di vista biologico e funzionale, ma risultare evidente se non riproduce adeguatamente:
- forma;
- volume;
- traslucenza;
- valore;
- texture superficiale;
- linee di transizione;
- margine incisale.
Per questo Paolone e Scolavino iniziano il percorso molto prima della stratificazione del composito.
La forma come fondamento dell’estetica dentale
Il primo capitolo è dedicato alla percezione della forma e all’anatomia dei denti anteriori.
La scelta è significativa.
Prima ancora di parlare di composito o colore, il clinico deve imparare a leggere la geometria del dente.
L’indice affronta:
- tridimensionalità della forma;
- curvatura cervico-incisale;
- curvatura mesio-distale;
- spigoli e loro raggio;
- linee e aree di transizione;
- torsione coronale;
- dettagli di superficie;
- anatomia verticale;
- anatomia orizzontale;
- texture superficiale;
- perikymata;
- embrasures;
- modifiche del margine incisale;
- vie di fuga.
La forma determina infatti buona parte della percezione estetica del dente.
Due restauri realizzati con lo stesso composito e lo stesso colore possono apparire completamente differenti se cambiano:
- posizione delle linee di transizione;
- larghezza apparente della superficie vestibolare;
- convessità;
- profondità dei solchi;
- disegno del margine incisale.
Percezione tridimensionale del dente anteriore
Un incisivo non può essere interpretato come una semplice superficie frontale.
La sua percezione dipende dalla relazione tra:
- piano vestibolare;
- zone prossimali;
- curvatura cervicale;
- margine incisale;
- embrasures;
- angoli di transizione.
Le linee di transizione assumono particolare importanza perché contribuiscono a definire la larghezza visiva della corona.
Modificarle significa modificare la percezione del dente senza necessariamente alterarne drasticamente il volume reale.
Questo concetto torna anche nell’ultimo capitolo del libro, dedicato al finishing, dove gli autori spiegano come definire e modificare le linee e le aree di transizione durante la rifinitura.
La progettazione della forma e la rifinitura finale sono quindi due momenti dello stesso processo.
Anatomia verticale e orizzontale
Il libro distingue tra elementi anatomici verticali e orizzontali.
La superficie vestibolare dei denti anteriori presenta infatti una serie di dettagli che condizionano il modo in cui la luce viene riflessa.
Tra questi:
- solchi di sviluppo;
- depressioni;
- lobi;
- perikymata;
- linee orizzontali;
- margine incisale.
La modellazione del composito deve quindi cercare di ricostruire non soltanto il volume macroscopico, ma anche quegli elementi che permettono al restauro di integrarsi con il dente naturale.
Non sempre è necessario riprodurre ogni minimo dettaglio.
È però necessario riconoscere quali caratteristiche definiscono l’identità anatomica del dente che si sta trattando.
Il colore nei restauri anteriori
Il secondo capitolo è interamente dedicato al colore, una delle keyword principali associate al volume.
Nei settori anteriori, scegliere semplicemente una “tinta” non è sufficiente.
Il comportamento ottico del dente è determinato dall’interazione tra:
- smalto;
- dentina;
- spessore dei tessuti;
- luce incidente;
- traslucenza;
- opacità;
- fluorescenza;
- morfologia superficiale.
Il libro affronta:
- proprietà cromatiche;
- proprietà acromatiche;
- fenomeni ottici;
- qualità della luce.
Il colore del restauro diretto deve quindi essere progettato insieme alla forma e allo spessore degli strati.
Proprietà cromatiche e acromatiche
La scelta cromatica non coincide soltanto con la tonalità.
Il clinico deve considerare differenti parametri percettivi.
Il restauro deve integrarsi con i denti circostanti tenendo conto del comportamento della luce all’interno dei materiali.
Questo è particolarmente importante quando:
- il restauro interessa il margine incisale;
- esiste una perdita estesa di smalto;
- la dentina è esposta;
- il substrato presenta discromie;
- si deve modificare significativamente la forma.
Una massa troppo opaca può produrre un restauro artificiale.
Una massa eccessivamente traslucida può invece non riuscire a mascherare il substrato o produrre un valore inadeguato.
Il risultato deriva quindi dall’equilibrio tra selezione cromatica e stratificazione.
Strumenti per la rilevazione del colore
Il terzo capitolo, intitolato Tool, raccoglie gli strumenti necessari alla gestione clinica del settore anteriore.
Tra gli argomenti sono presenti:
- strumentazione per l’isolamento;
- legature;
- strumenti fotografici;
- strumenti per la rilevazione del colore;
- casi clinici.
La rilevazione cromatica viene quindi inserita all’interno di un workflow.
Fotografia, isolamento e osservazione non rappresentano elementi separati dalla restaurativa.
Servono a raccogliere informazioni che verranno utilizzate durante:
- diagnosi;
- scelta dei materiali;
- stratificazione;
- valutazione finale.
Fotografia odontoiatrica nei settori anteriori
La fotografia può contribuire alla gestione del colore e della forma.
Permette di:
- documentare la situazione iniziale;
- osservare dettagli anatomici;
- valutare simmetrie;
- confrontare i denti controlaterali;
- registrare caratteristiche cromatiche;
- analizzare il risultato;
- comunicare con il paziente e con eventuali collaboratori.
Nei restauri anteriori, la documentazione assume inoltre una funzione didattica.
Lo stesso libro utilizza una iconografia estremamente ricca: 2.450 immagini in 462 pagine.
La forte componente visuale riflette la filosofia degli autori: forma, stratificazione e finishing sono procedure che devono essere anche osservate, non soltanto descritte.
Isolamento del campo operatorio
Il capitolo dedicato agli strumenti affronta anche l’isolamento del campo operatorio.
Nella restaurativa adesiva, il controllo dell’ambiente operativo è fondamentale.
L’isolamento consente di:
- gestire l’umidità;
- migliorare la visibilità;
- controllare i tessuti molli;
- facilitare l’adesione;
- accedere alle aree interprossimali;
- proteggere il paziente;
- rendere la procedura più ordinata.
Nell’estratto dedicato alle Classi III, i casi clinici mostrano chiaramente l’utilizzo della diga durante preparazione, restauro, rifinitura e lucidatura.
Lesioni bianche nei settori anteriori
Un intero capitolo è dedicato alle lesioni bianche, altra keyword centrale del libro.
Le white spot in area estetica possono avere differenti origini e caratteristiche.
Prima di intervenire è quindi necessaria una diagnosi.
Il capitolo affronta:
- criteri diagnostici;
- trattamenti mini-invasivi;
- gestione delle discromie bianche in area estetica.
Il concetto è coerente con una moderna odontoiatria conservativa: non ogni alterazione cromatica richiede automaticamente una preparazione restaurativa convenzionale.
Discromie bianche e trattamenti mini-invasivi
Le discromie possono compromettere l’estetica anche in presenza di una superficie dentale strutturalmente integra.
Il professionista deve prima comprenderne:
- origine;
- profondità;
- distribuzione;
- estensione;
- contrasto con lo smalto circostante.
La strategia terapeutica dovrebbe essere proporzionata alla condizione clinica.
Quando possibile, il volume orienta verso procedure mini-invasive, preservando quanto più tessuto dentale sano possibile.
Questo approccio è particolarmente importante nei pazienti giovani e nei settori anteriori, dove ogni preparazione irreversibile deve essere attentamente giustificata.
Conservativa significa preservare tessuto
Uno dei concetti che attraversano l’intero volume è quello di conservativa nel senso più autentico del termine.
L’obiettivo non è soltanto ricostruire ciò che manca.
È preservare ciò che è ancora sano.
Questo principio emerge chiaramente anche nell’estratto dedicato alla preparazione delle Classi III.
In presenza di una cavità interprossimale, l’accesso viene selezionato in funzione della configurazione della lesione e della possibilità di conservare smalto vestibolare o palatale.
La preparazione non è quindi standardizzata.
Viene adattata alla quantità e alla posizione del tessuto compromesso.
Traumatologia: il riattacco del frammento
Il quinto capitolo è dedicato alla traumatologia e, in particolare, al riattacco del frammento dentale.
Quando un frammento naturale è disponibile, la possibilità di riutilizzarlo può rappresentare una soluzione fortemente conservativa.
Il libro affronta:
- tipo di frattura;
- coinvolgimento pulpare;
- conservazione del frammento;
- idratazione;
- fase diagnostica;
- detersione e reidratazione;
- preparazione del moncone;
- preparazione del frammento;
- riattacco;
- gestione della linea di frattura;
- riattacco guidato con matrice in silicone;
- esposizione pulpare;
- eventuale nuovo distacco.
La ricostruzione estetica non significa quindi necessariamente utilizzare composito per ricreare completamente ciò che è stato perso.
Quando possibile, il frammento naturale stesso può diventare parte della terapia.
Riattacco guidato con matrice in silicone
Il volume comprende anche procedure per rendere il riposizionamento del frammento più controllabile.
La matrice in silicone può essere utilizzata come guida.
Questa filosofia ritorna in altri capitoli del libro, soprattutto nella ricostruzione delle Classi IV.
La dima consente di trasferire informazioni relative a:
- forma;
- posizione;
- lunghezza incisale;
- superficie palatale.
Il restauratore riduce così la quantità di forma che deve ricostruire “a mano libera” durante le fasi iniziali.
Classi III: restauri interprossimali anteriori
Il capitolo 6 è dedicato alle lesioni interprossimali anteriori di Classe III.
Nell’estratto, gli autori ricordano che queste cavità interessano le superfici prossimali dei denti anteriori senza coinvolgimento del margine incisale e sottolineano la difficoltà estetica dovuta alla limitata estensione della transizione tra dente e restauro.
Anche una piccola ricostruzione può essere difficile da mimetizzare.
La sfida riguarda:
- colore;
- valore;
- opacità;
- margini;
- accesso;
- forma prossimale;
- punto di contatto.
La classificazione Paolone-Scolavino delle Classi III
Un elemento specifico del libro è la classificazione delle cavità di Classe III secondo Paolone-Scolavino.
Gli autori distinguono quattro configurazioni:
- Divisione I: cavità interprossimale con conservazione delle pareti vestibolare e palatale;
- Divisione II: accesso palatale con conservazione della parete vestibolare;
- Divisione III: accesso vestibolare con conservazione della parete palatale;
- Divisione IV: cavità passante con perdita sia della parete vestibolare sia di quella palatale.
La classificazione non ha soltanto una funzione descrittiva.
La configurazione della cavità condiziona:
- accesso;
- preparazione;
- matrice;
- stratificazione;
- quantità di composito;
- gestione estetica.
Preparazione delle Classi III
L’estratto approfondisce dettagliatamente la preparazione.
La scelta degli strumenti viene correlata alla dimensione e alla localizzazione della lesione.
Sono mostrati, tra gli altri:
- frese diamantate a fiamma;
- frese diamantate a pallina;
- frese multi-lama;
- frese a oliva;
- strumenti Arkansas;
- gommini in silicone;
- dischi abrasivi;
- inserti diamantati sonici.
Nelle cavità di piccole dimensioni, l’accesso deve essere quanto più conservativo possibile.
Gli inserti sonici possono inoltre facilitare il raggiungimento di aree particolarmente strette e difficili da gestire.
Proteggere il dente adiacente
Durante la preparazione interprossimale esiste il rischio di danneggiare un elemento sano vicino alla cavità.
L’estratto mostra l’impiego di una striscia metallica per proteggere i denti contigui dal danno iatrogeno durante l’accesso.
Questo dettaglio sintetizza bene la filosofia conservativa del libro.
Non è sufficiente rimuovere correttamente la lesione.
La procedura deve evitare di creare nuovo danno.
Slot preparation e approccio minimamente invasivo
Per alcune cavità di Classe III, gli autori descrivono una slot preparation con elevato livello di conservazione.
Nell’esempio clinico dell’estratto, la presenza di due cavità adiacenti permette di utilizzare l’accesso della cavità più estesa per raggiungere in modo conservativo quella vicina.
L’utilizzo di un inserto sonico semplifica l’accesso e consente un approccio minimamente invasivo.
Il principio generale è semplice:
la preparazione dovrebbe adattarsi alla lesione, non il contrario.
Bisello vestibolare a 45°
Nelle cavità medio-piccole con coinvolgimento vestibolare, l’estratto descrive la realizzazione di un bisello a circa 45°.
Secondo il testo, il bisello può contribuire a:
- aumentare la superficie di smalto disponibile per l’adesione;
- migliorare la transizione biomimetica tra dente e restauro;
- preservare i volumi anatomici.
Nelle immagini delle pagine finali dell’estratto, la fresa viene mostrata mentre segue il raggio di curvatura della preparazione.
La forma del bisello viene quindi progettata in relazione alla morfologia del dente e non come una linea geometrica indipendente dall’anatomia.
Layering nelle Classi III
Dopo la preparazione, il capitolo affronta il layering in funzione delle quattro divisioni.
L’indice distingue:
- layering Divisione I;
- layering Divisione II;
- layering Divisione III;
- layering Divisione IV.
La tecnica viene quindi adattata alla quantità di tessuto residuo.
Più struttura naturale è presente, maggiore è la possibilità di utilizzarla come:
- riferimento anatomico;
- cornice;
- supporto cromatico;
- guida per la stratificazione.
Nei casi più estesi, invece, il clinico deve ricostruire una quota maggiore di forma e proprietà ottiche.
Classe IV: restauro del margine incisale
Il capitolo dedicato alla Classe IV rappresenta uno dei nuclei più estesi del volume.
Quando la perdita di tessuto coinvolge il margine incisale, la difficoltà aumenta perché il clinico deve ricostruire contemporaneamente:
- lunghezza;
- forma;
- parete palatale;
- margine;
- transizioni;
- opacità dentinale;
- traslucenza incisale;
- texture.
L’indice comprende:
- forma;
- trasferimento della forma;
- calibrazione;
- traslucenze;
- preparazione;
- scelta se bisellare o meno;
- vantaggi e svantaggi della preparazione;
- stratificazione;
- definizione dei volumi sulla mascherina;
- costruzione della parete palatale;
- parete interprossimale;
- finishing primario;
- corpo dentinale;
- strato traslucente;
- liquidi da modellazione;
- casi clinici.
Trasferire la forma prima di stratificare
Un concetto importante nelle Classi IV è il trasferimento della forma.
Quando è possibile stabilire in anticipo:
- lunghezza incisale;
- posizione della superficie palatale;
- rapporto con i denti vicini,
queste informazioni possono essere trasferite attraverso una mascherina.
La stratificazione diventa quindi un processo guidato.
Prima viene costruita la cornice.
Successivamente vengono inseriti i diversi volumi interni.
Questa sequenza riduce il rischio di trovarsi alla fine con un restauro troppo lungo, troppo corto o privo di corretti riferimenti spaziali.
Stratificazione del composito nei settori anteriori
La modellazione non consiste semplicemente nell’aggiungere composito fino a riempire una cavità.
Il restauro deve riprodurre la struttura ottica e anatomica del dente.
Il libro distingue differenti strategie di stratificazione e include l’utilizzo di:
- dentine;
- masse body;
- masse traslucenti;
- differenti livelli di diffusione.
La scelta dipende dal caso e dal sistema di composito utilizzato.
Il principio rimane quello di ricostruire i volumi attraverso una sequenza controllabile.
Il supporto iconografico costituisce in questo senso uno dei punti di forza dell’opera.
Modellazione del corpo dentinale
Il corpo dentinale contribuisce in maniera decisiva alla forma e al comportamento ottico del restauro.
Un volume eccessivo può rendere il restauro:
- troppo opaco;
- troppo prominente;
- cromaticamente saturo.
Un volume insufficiente può rendere difficile sostenere correttamente lo strato di smalto.
La modellazione deve quindi considerare contemporaneamente:
- anatomia;
- spessore residuo;
- spazio per gli strati successivi;
- risultato cromatico desiderato.
La stratificazione diventa una vera costruzione tridimensionale.
Traslucenze incisali
Il margine incisale presenta spesso un comportamento ottico differente dal corpo del dente.
Il volume affronta specificamente le traslucenze e lo strato traslucente.
La loro gestione deve evitare due estremi:
- eccessiva opacità, che rende il margine artificiale;
- eccessiva trasparenza, che produce un effetto grigio o poco integrato.
Anatomia e colore devono quindi essere costruiti insieme.
Questo spiega perché il libro dedica prima interi capitoli a forma e colore e soltanto successivamente alle tecniche restaurative più complesse.
Lesioni cervicali
Il capitolo 8 è dedicato alle lesioni cervicali.
Questa zona presenta caratteristiche specifiche dovute alla relazione tra:
- margine dentale;
- gengiva;
- smalto;
- dentina;
- isolamento;
- profilo cervicale.
Il libro affronta:
- preparazione della cavità;
- valutazione clinica;
- piano di trattamento;
- procedure restaurative;
- procedure parodontali.
Particolare interesse viene dato alle strategie combinate restaurativo-parodontali.
Questo evidenzia la necessità di non considerare il restauro come un procedimento indipendente dalla condizione dei tessuti molli.
Approccio restaurativo-parodontale
In alcune lesioni cervicali, ottenere un risultato stabile ed estetico può richiedere un approccio combinato.
Il piano deve considerare:
- posizione del margine;
- tessuto gengivale;
- possibilità di isolamento;
- recessione;
- profilo restaurativo;
- estetica.
La sequenza terapeutica diventa quindi interdisciplinare.
Prima di ricostruire il dente può essere necessario stabilire quale sia la posizione finale desiderata dei tessuti.
Il restauro viene progettato in relazione al parodonto.
Modifiche di forma con composito
Il capitolo 9 affronta le modifiche di forma.
Il composito diretto non viene utilizzato soltanto per curare una lesione.
Può essere impiegato per modificare selettivamente:
- larghezza;
- lunghezza;
- profilo;
- margine incisale;
- simmetria;
- rapporti interdentali.
Una delle applicazioni trattate è la chiusura dei diastemi.
In questi casi la sfida non consiste soltanto nell’aggiungere materiale.
Il clinico deve ricostruire proporzioni e profili corretti evitando:
- denti visivamente troppo larghi;
- zone interprossimali sovracontornate;
- emergenze poco naturali;
- alterazioni della simmetria.
Ancora una volta, la percezione della forma studiata nel primo capitolo diventa determinante.
Direct veneering
Il direct veneering rappresenta una delle sezioni più significative del volume.
La faccetta diretta in composito consente di modificare la superficie vestibolare utilizzando una tecnica adesiva diretta.
Può essere utilizzata in casi selezionati per gestire:
- forma;
- colore;
- proporzioni;
- piccoli disallineamenti;
- chiusura di spazi;
- anomalie morfologiche.
Il vantaggio principale di una tecnica diretta è la possibilità di modulare quantità e posizione del materiale in maniera conservativa.
Il libro inserisce il direct veneering anche in relazione con l’ortodonzia, dedicando una sezione specifica alle interazioni tra ortodonzia e odontoiatria restaurativa.
Ortodonzia e restaurativa estetica
Non ogni discrepanza di forma dovrebbe essere compensata esclusivamente con composito.
Quando la posizione del dente costituisce il vero problema, l’ortodonzia può creare condizioni migliori per una successiva correzione restaurativa.
Il volume dedica infatti una sezione alle interazioni tra ortodonzia e odontoiatria restaurativa.
Il principio è importante per un approccio conservativo.
Un movimento ortodontico mirato può consentire di:
- distribuire meglio gli spazi;
- migliorare gli assi;
- ridurre la quantità di composito necessaria;
- ottenere proporzioni più corrette;
- evitare preparazioni più aggressive.
Restaurativa e ortodonzia diventano quindi strumenti complementari.
Denti anteriori trattati endodonticamente
Il capitolo Post-Endo affronta la gestione dei denti anteriori trattati endodonticamente.
Il volume analizza:
- sbiancamento interno;
- materiali fluorescenti;
- tessitura;
- struttura residua;
- perni;
- casi clinici.
Un dente endodonticamente trattato può presentare difficoltà estetiche legate a:
- discromia;
- perdita di struttura;
- differenze nella trasmissione della luce;
- precedenti restauri.
La strategia deve quindi essere costruita valutando sia la resistenza residua sia l’integrazione estetica.
Sbiancamento interno e discromie post-endo
Quando il principale problema è una discromia, aumentare semplicemente lo spessore del composito può non rappresentare la soluzione più conservativa.
Il libro comprende una sezione dedicata allo sbiancamento interno.
Questo permette di affrontare prima il substrato cromatico.
Successivamente, quando necessario, il restauro può essere realizzato in condizioni più favorevoli.
Il principio è analogo a quello applicato alle lesioni bianche:
prima comprendere e, quando possibile, modificare il problema cromatico; poi valutare quanto trattamento restaurativo sia realmente necessario.
Finishing e polishing: la fase che valorizza il restauro
Il libro si conclude con un capitolo molto articolato dedicato a finishing e polishing.
La scelta non è casuale.
Un restauro ben stratificato può perdere parte del proprio valore estetico se non viene rifinito correttamente.
Al contrario, il finishing permette di definire in maniera controllata:
- outline;
- linee di transizione;
- margine incisale;
- solchi;
- depressioni;
- texture;
- perikymata;
- superficie.
Il capitolo comprende:
- strumenti per finishing;
- finishing;
- contouring;
- correzione dell’outline;
- definizione delle linee e aree di transizione;
- modifica delle linee di transizione;
- incisioni e solchi di sviluppo;
- riproduzione dei perikymata;
- finishing su superfici lisce;
- esercizi;
- depressione a goccia;
- depressione distale;
- depressioni orizzontali;
- rubbering selettivo;
- strumenti per polishing.
Rifinitura e percezione della forma
La rifinitura non deve essere considerata soltanto come eliminazione degli eccessi.
È una fase di vera e propria progettazione finale dell’anatomia.
Attraverso il finishing il clinico può modificare la percezione di:
- larghezza;
- lunghezza;
- convessità;
- simmetria.
Spostare una linea di transizione può rendere un dente visivamente:
- più stretto;
- più largo;
- più lungo;
- più corto.
Il finishing diventa quindi il momento in cui i concetti studiati all’inizio del libro sulla percezione della forma vengono applicati concretamente.
Riproduzione della texture superficiale
Una superficie dentale naturale non è perfettamente uniforme.
Può presentare:
- perikymata;
- depressioni;
- solchi;
- rilievi;
- zone di differente riflessione luminosa.
La riproduzione della texture contribuisce alla mimetizzazione del composito.
Una superficie eccessivamente piatta può riflettere la luce in modo diverso rispetto ai denti adiacenti e rendere visibile il restauro anche quando il colore è corretto.
La fase di finishing serve quindi anche a gestire il comportamento ottico della superficie.
Polishing e qualità della superficie
Il polishing rappresenta la fase finale.
L’obiettivo è ottenere una superficie compatibile con:
- estetica;
- integrazione;
- comfort;
- mantenimento.
La lucidatura deve però preservare l’anatomia creata durante il finishing.
Un polishing indiscriminato rischia di cancellare:
- texture;
- linee;
- microanatomia.
Per questo il libro distingue chiaramente le due fasi.
Prima si definisce la forma.
Successivamente si ottimizza la qualità superficiale.
Casi clinici step by step
Uno degli elementi distintivi del volume è l’ampio utilizzo di casi clinici step by step.
Gli autori dichiarano nella prefazione di aver concepito il testo come un riferimento “chair-side”, con moltissimi casi e alcuni controlli superiori ai dieci anni.
La documentazione permette al lettore di seguire:
- situazione iniziale;
- diagnosi;
- isolamento;
- preparazione;
- stratificazione;
- modellazione;
- finishing;
- risultato finale.
Questo rende il libro particolarmente orientato al “come fare”.
QR Code e contenuti video
L’estratto specifica inoltre che all’interno del volume sono presenti QR Code collegati a filmati.
Il lettore può quindi passare dalla documentazione fotografica statica alla visualizzazione di alcune procedure in movimento.
Questa integrazione è particolarmente utile per tecniche in cui:
- posizione dello strumento;
- movimento;
- pressione;
- sequenza;
sono difficili da comprendere soltanto attraverso fotografie.
Gaetano Paolone e Salvatore Scolavino
Nel curriculum riportato nell’edizione del libro, Gaetano Paolone viene presentato come docente di Conservativa presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, socio attivo AIC e IAED, autore di pubblicazioni scientifiche e fondatore del progetto WeRestore.it.
Salvatore Scolavino, laureato con lode all’Università Federico II di Napoli, viene presentato nell’edizione come docente a contratto di Odontoiatria Conservativa presso l’Università Statale di Milano, socio attivo AIC e IAED, autore di pubblicazioni e cofondatore di WeRestore.it.
Entrambi hanno inoltre svolto attività didattica post-laurea e formazione in odontoiatria restaurativa in Italia e all’estero.
Questi dati descrivono i ruoli riportati nel volume al momento della pubblicazione.
Il progetto WeRestore.it
L’estratto presenta anche WeRestore.it, progetto educativo internazionale fondato da Paolone e Scolavino.
Il progetto è dedicato allo sviluppo di:
- idee;
- articoli;
- video;
- testi;
- materiali;
- procedure;
- ricerca.
La filosofia educativa del progetto emerge anche nella struttura del libro: un forte investimento nell’iconografia, nelle procedure cliniche e nella trasferibilità pratica dei protocolli.
Un libro fortemente visuale
Con 2.450 immagini in 462 pagine, Restauri diretti nei settori anteriori è un’opera fortemente visuale.
L’estratto mostra una combinazione di:
- fotografie cliniche;
- illustrazioni;
- strumenti;
- diagrammi;
- classificazioni;
- sequenze operative;
- immagini step by step.
Particolarmente esplicativa è la rappresentazione grafica della classificazione Paolone-Scolavino delle Classi III, che mostra visivamente le quattro configurazioni della cavità.
Anche le pagine dedicate alla preparazione associano ogni strumento alla sua fotografia e mostrano progressivamente le diverse fasi cliniche.
A chi è rivolto Restauri diretti nei settori anteriori
Il libro è rivolto principalmente a:
- odontoiatri conservatori;
- restauratori;
- odontoiatri generalisti;
- professionisti interessati all’estetica dentale;
- clinici che eseguono restauri diretti in composito;
- giovani odontoiatri;
- studenti post-laurea;
- professionisti interessati a direct veneering;
- clinici che trattano lesioni bianche e discromie;
- odontoiatri che desiderano approfondire finishing e polishing.
La progressione dai principi di base ai casi clinici più complessi permette al volume di essere utilizzato sia come testo di studio sia come riferimento operativo.
Perché leggere Restauri diretti nei settori anteriori
Restauri diretti nei settori anteriori non è semplicemente un libro sulla stratificazione del composito.
È un’opera che integra:
- conservativa;
- modellazione;
- preparazione;
- rifinitura;
- restauro diretto;
- discromie;
- lesioni bianche;
- settori anteriori;
- colore;
- anatomia;
- traumatologia;
- Classi III;
- Classi IV;
- lesioni cervicali;
- direct veneering;
- post-endo;
- finishing;
- polishing.
Il suo principale valore risiede nella costruzione di un metodo.
Prima il clinico impara a osservare.
Poi impara a diagnosticare.
Successivamente prepara in maniera conservativa, stratifica, modella e infine rifinisce il restauro fino a integrarlo con il dente naturale.
Per chi cerca un libro sui restauri diretti anteriori di Gaetano Paolone e Salvatore Scolavino, dedicato alla conservativa estetica, alla forma, al colore, alle Classi III e IV, alle lesioni bianche e al direct veneering, il volume rappresenta una guida estesa e fortemente orientata alla pratica clinica.
Domande frequenti su Restauri diretti nei settori anteriori
1. Di cosa parla il libro Restauri diretti nei settori anteriori?
Il libro affronta la diagnosi, preparazione, stratificazione, modellazione e rifinitura dei restauri adesivi diretti dei denti anteriori, partendo da forma e colore e arrivando a Classi III e IV, direct veneering, lesioni cervicali e post-endo.
2. Chi sono gli autori?
Gli autori sono Gaetano Paolone e Salvatore Scolavino, odontoiatri dedicati alla restaurativa estetica e fondatori del progetto educativo WeRestore.it.
3. Il libro tratta il colore?
Sì. Un intero capitolo è dedicato al colore, con proprietà cromatiche, proprietà acromatiche, fenomeni ottici e qualità della luce.
4. Il volume parla delle lesioni bianche?
Sì. È presente un capitolo dedicato alle lesioni bianche e ai trattamenti mini-invasivi delle discromie bianche in area estetica.
5. Il libro tratta le Classi III?
Sì. Le lesioni interprossimali anteriori sono affrontate in un capitolo specifico che comprende classificazione, preparazione e layering.
6. Che cos’è la classificazione Paolone-Scolavino delle Classi III?
È una classificazione basata sulla configurazione della cavità e distingue quattro divisioni a seconda della conservazione o perdita delle pareti vestibolare e palatale.
7. Il libro tratta le Classi IV?
Sì. Il restauro del margine incisale di Classe IV rappresenta uno dei capitoli più estesi e comprende forma, preparazione, stratificazione, traslucenze, mascherina e casi clinici.
8. Il volume parla di direct veneering?
Sì. Un capitolo è dedicato alle modifiche di forma, alla chiusura dei diastemi e al direct veneering, includendo anche l’interazione tra ortodonzia e restaurativa.
9. Viene trattata la rifinitura dei restauri?
Sì. L’ultimo capitolo è interamente dedicato a finishing e polishing, comprendendo contouring, outline, linee di transizione, texture, perikymata e lucidatura.
10. Il libro affronta i denti trattati endodonticamente?
Sì. Il capitolo Post-Endo tratta sbiancamento interno, materiali fluorescenti, tessitura, struttura residua, perni e casi clinici.
11. Sono presenti procedure mini-invasive?
Sì. L’approccio conservativo è presente in diversi capitoli, dalla gestione delle lesioni bianche alla preparazione delle Classi III e alle modifiche estetiche.
12. Sono presenti casi clinici?
Sì. Gli autori descrivono numerosi casi clinici step by step e dichiarano la presenza anche di casi con controlli superiori ai dieci anni.
13. Il libro contiene video?
L’estratto indica la presenza di QR Code collegati a filmati consultabili attraverso smartphone o tablet.
14. Perché acquistare Restauri diretti nei settori anteriori?
Perché integra forma, colore, preparazione, stratificazione, modellazione, rifinitura e gestione delle principali situazioni cliniche anteriori in un unico percorso operativo ampiamente documentato.
Capitoli e argomenti
Capitolo 1. Percezione della forma e anatomia dei denti anteriori
- tridimensionalità della forma;
- curvatura cervico-incisale;
- curvatura mesio-distale;
- spigoli;
- linee e aree di transizione;
- torsione coronale;
- dettagli di superficie;
- anatomia verticale;
- anatomia orizzontale;
- texture;
- perikymata;
- embrasures;
- margine incisale;
- vie di fuga.
Capitolo 2. Colore
- proprietà cromatiche;
- proprietà acromatiche;
- fenomeni ottici;
- qualità della luce.
Capitolo 3. Tool
- isolamento del campo operatorio;
- legature;
- fotografia;
- strumenti per rilevare il colore;
- caso clinico.
Capitolo 4. Lesioni bianche
- diagnosi;
- discromie bianche;
- trattamenti mini-invasivi in area estetica.
Capitolo 5. Traumatologia: il riattacco del frammento
- tipo di frattura;
- vitalità pulpare;
- conservazione del frammento;
- reidratazione;
- preparazione;
- riattacco;
- matrice in silicone;
- esposizione pulpare;
- nuovo distacco.
Capitolo 6. Lesioni interprossimali anteriori – Classi III
- classificazione Paolone-Scolavino;
- preparazione;
- Divisione I;
- Divisione II;
- Divisione III;
- Divisione IV;
- layering.
Capitolo 7. Restauro del margine incisale – Classe IV
- forma;
- trasferimento della forma;
- calibrazione;
- traslucenze;
- preparazione;
- bisello;
- stratificazione;
- mascherina;
- parete palatale;
- parete interprossimale;
- corpo dentinale;
- strato traslucente;
- liquidi da modellazione;
- casi clinici.
Capitolo 8. Lesioni cervicali
- preparazione;
- valutazione clinica;
- piano di trattamento;
- procedure restaurative;
- procedure parodontali;
- strategie combinate.
Capitolo 9. Modifiche di forma e direct veneering
- modifiche di forma in composito;
- chiusura dei diastemi;
- direct veneering;
- interazione ortodonzia-restaurativa;
- casi clinici.
Capitolo 10. Post-Endo
- sbiancamento interno;
- materiali fluorescenti;
- tessitura;
- struttura residua;
- perni;
- casi clinici.
Capitolo 11. Finishing e polishing
- strumenti;
- finishing;
- contouring;
- outline;
- linee di transizione;
- incisioni;
- solchi di sviluppo;
- perikymata;
- texture;
- depressioni;
- rubbering selettivo;
- polishing.