Giuseppe Chiodera

Lines

Una guida per eseguire restauri posteriori diretti semplici e di successo

Disponibilità:
Anno
  • 2025
Autore
  • Giuseppe Chiodera
Disponibilità
  • Immediata (consegna gratuita in 24/72 ore lavorative)
Lingua
  • Italiano
Pagine
  • 376
Immagini
  • 2208
ISBN
  • 978-88-7492-207-9
Confezione
  • Copertina rigida (cartonato)
TAG
  • restauri posteriori diretti
  • conservativa
  • denti diatorici
  • forme occlusali
  • checklist operatoria
  • diga

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Lines

Lines: il libro di Giuseppe Chiodera sui restauri posteriori diretti e la conservativa quotidiana

Nel panorama dei libri di odontoiatria conservativa e restauri posteriori diretti, Lines – Una guida per eseguire restauri posteriori diretti semplici e di successo di Giuseppe Chiodera propone un approccio fortemente pratico alla restaurativa quotidiana.

Il volume nasce con un obiettivo preciso: trasformare la realizzazione di un restauro posteriore diretto in una sequenza clinica chiara, organizzata e ripetibile. Diagnosi, valutazione dell’occlusione, isolamento con diga, utilizzo del cuneo, scelta della matrice, adesione, materiale da restauro, ricostruzione delle forme occlusali, rifinitura e controllo finale vengono collegati attraverso una vera e propria checklist operatoria.

Lines non vuole essere un trattato tradizionale di odontoiatria conservativa. Giuseppe Chiodera lo definisce piuttosto come una raccolta ragionata di consigli, soluzioni ed esperienze sviluppate affrontando i problemi della pratica clinica quotidiana. La metafora scelta dall’autore è quella di una metropolitana: ogni fermata corrisponde a un passaggio clinico, un problema da prevenire o una strategia utile per rendere la procedura più semplice e prevedibile.

Pubblicato nel 2025, il volume conta 376 pagine e 2.208 immagini ed è accompagnato dalla Lines Card, una card progettata per essere utilizzata come dima per i fori della diga, checklist operativa e mappa delle anatomie occlusali essenziali.

Un libro sui restauri posteriori diretti costruito sulla pratica quotidiana

I restauri posteriori diretti rappresentano una delle procedure più frequenti nella pratica dell’odontoiatria conservativa.

Proprio la loro apparente quotidianità può portarli a essere considerati semplici. In realtà, la qualità del risultato dipende dall’interazione di numerosi passaggi:

  • corretta diagnosi;
  • valutazione dell’occlusione prima di iniziare;
  • isolamento del campo;
  • protezione dei denti adiacenti;
  • gestione del cuneo;
  • preparazione della cavità;
  • controllo della carie;
  • adesione;
  • scelta della matrice;
  • creazione del punto di contatto;
  • selezione del composito;
  • ricostruzione dell’anatomia occlusale;
  • rifinitura;
  • lucidatura;
  • controllo dell’occlusione.

Un errore in una delle fasi iniziali può rendere più difficile tutto ciò che viene dopo.

Il principio che attraversa il libro è infatti espresso in maniera molto semplice:

evitare i problemi è meglio che trovare le soluzioni.

Nell’introduzione, Chiodera spiega che il volume nasce proprio dall’esperienza accumulata incontrando quotidianamente piccoli e grandi problemi clinici e cercando strategie per evitarli prima ancora che si manifestino.

La checklist operatoria come metodo per semplificare la conservativa

Uno dei concetti più caratteristici di Lines è la checklist operatoria.

L’obiettivo non è trasformare il restauro in una sequenza rigida, ma ridurre la probabilità di dimenticare passaggi che possono diventare determinanti per il risultato finale.

La checklist presentata nel libro comprende:

  1. diagnosi;
  2. valutazione dell’occlusione e dell’antagonista;
  3. isolamento del campo e filo interdentale;
  4. strategie per utilizzare il cuneo;
  5. lettura del dente e dima in silicone;
  6. protezione dei denti vicini;
  7. attenzione alla carie;
  8. controllo della cavità;
  9. valutazione degli spazi interdentali;
  10. scelta della matrice;
  11. scelta del materiale in relazione alla dimensione della cavità;
  12. linee essenziali dell’anatomia;
  13. invito al filo interdentale;
  14. rifinitura e lucidatura;
  15. controllo dell’occlusione.

La mappa grafica riportata nel volume visualizza questi passaggi come le fermate di una linea metropolitana, rafforzando l’idea di un percorso operativo che accompagna il clinico dall’inizio alla fine della procedura.

Questa impostazione è particolarmente utile sia per il professionista giovane sia per il clinico più esperto che desidera rendere il proprio workflow più efficiente e standardizzato.

La Lines Card: checklist, dima per la diga e mappa anatomica

Insieme al libro viene fornita la Lines Card, sviluppata come strumento da utilizzare nella pratica clinica.

La card svolge tre funzioni principali.

La prima è quella di checklist operatoria. I diversi passaggi del restauro sono sintetizzati attraverso brevi richiami che aiutano il clinico a verificare il workflow.

La seconda funzione consiste nell’utilizzo come dima per disegnare i fori della diga.

La terza è quella di mappa delle forme occlusali essenziali, collegandosi direttamente al concetto delle “Lines” che dà il titolo al libro.

La card riproduce quindi fisicamente la filosofia del volume: ridurre la complessità della conservativa attraverso pochi riferimenti chiari e facilmente consultabili.

La diagnosi prima del restauro

Il percorso di Lines inizia dalla diagnosi.

Prima di parlare di matrici, compositi e anatomia occlusale, il clinico deve stabilire correttamente:

  • se esiste una lesione;
  • la sua estensione;
  • la sua natura;
  • l’eventuale attività;
  • il coinvolgimento pulpare;
  • la necessità reale di un intervento restaurativo.

La prima linea del libro affronta numerosi strumenti diagnostici:

  • specchietti e specilli;
  • sistemi di ingrandimento;
  • radiografie;
  • transilluminazione;
  • fluorescenza;
  • DIFOTI;
  • DIAGNOdent Pen;
  • test di vitalità;
  • valutazione delle lesioni acide.

L’indice completo dedica una parte significativa del volume proprio alla diagnosi prima di passare alla sequenza restaurativa.

Questa impostazione ricorda che un buon restauro inizia molto prima della preparazione della cavità.

Diagnosi e tecnologie: strumenti, indicazioni e limiti

Nell’introduzione, Chiodera spiega che il viaggio inizia discutendo gli strumenti diagnostici, le loro indicazioni e soprattutto i loro limiti.

La tecnologia viene quindi considerata come un supporto al clinico e non come una sostituzione del ragionamento.

Radiografie, sistemi di fluorescenza e transilluminazione possono fornire informazioni complementari, ma devono essere interpretati nel contesto dell’esame clinico.

Questa impostazione è particolarmente coerente con una conservativa minimamente invasiva, nella quale la decisione di intervenire deve derivare da una diagnosi corretta e non soltanto dalla disponibilità di uno strumento diagnostico.

Valutare l’occlusione e il dente antagonista

Uno dei primi passaggi della checklist è la valutazione dell’occlusione.

Prima di rimuovere tessuto dentale è utile osservare:

  • dove sono presenti i contatti;
  • come sono distribuiti;
  • quali cuspidi partecipano all’occlusione;
  • quali aree del dente dovranno essere ricostruite;
  • quale anatomia presenta l’antagonista.

La forma occlusale non viene quindi inventata al termine del restauro.

Il clinico dispone, prima dell’intervento, di informazioni che possono guidare la ricostruzione.

Osservare il dente prima della preparazione permette anche di comprendere meglio le sue linee anatomiche e di conservarne mentalmente la morfologia originale.

Nel workflow di Lines, il controllo dell’occlusione compare due volte: all’inizio, come strumento di pianificazione, e alla fine, come verifica del risultato.

Isolamento del campo con diga

La diga rappresenta una delle parole chiave indicate nei tag del libro e occupa un posto centrale nella checklist.

L’isolamento del campo contribuisce a creare condizioni più controllabili durante:

  • preparazione;
  • adesione;
  • applicazione della matrice;
  • ricostruzione;
  • rifinitura.

L’utilizzo della diga non viene però interpretato come un gesto indipendente dal resto della procedura.

La diga influenza anche:

  • rapporti interprossimali;
  • posizionamento del cuneo;
  • accesso visivo;
  • gestione del filo;
  • separazione dei denti.

Nel capitolo dedicato al cuneo, ad esempio, l’autore ricorda che il ritorno elastico della diga tende a modificare temporaneamente i rapporti tra gli elementi dentali e che questo aspetto deve essere considerato quando si ricostruisce un punto di contatto.

Filo interdentale prima, durante e dopo il restauro

Il filo interdentale non compare soltanto nella fase finale.

Già nella checklist è associato all’isolamento del campo e ritorna successivamente nell’“invito al filo interdentale”.

Questo riflette l’importanza del controllo dello spazio interprossimale.

Il filo può aiutare a:

  • verificare i punti di contatto;
  • controllare gli spazi;
  • favorire l’adattamento della diga;
  • verificare eventuali eccedenze;
  • controllare la qualità del restauro terminato.

Un punto di contatto non deve essere soltanto presente. Deve consentire un corretto passaggio del filo senza essere né eccessivamente debole né impossibile da attraversare.

Il cuneo nei restauri posteriori di Classe II

Uno dei capitoli mostrati integralmente nell’estratto è dedicato alle strategie per utilizzare il cuneo.

Per Giuseppe Chiodera, nel restauro di seconda classe un cuneo correttamente selezionato e posizionato rappresenta uno dei migliori strumenti per prevenire problemi.

Il cuneo deve essere in grado di:

  • separare adeguatamente i denti;
  • facilitare la preparazione della cavità;
  • consentire l’ispezione del dente vicino;
  • stabilizzare la matrice;
  • favorire il sigillo cervicale.

L’autore invita a superare alcune convinzioni tradizionali.

Il cuneo non deve necessariamente essere sempre inserito da vestibolare e non deve necessariamente rimanere in posizione verticale.

Può essere inserito:

  • da vestibolare;
  • da palatale;
  • verticalmente;
  • orizzontalmente.

La scelta dipende dallo spazio specifico e dall’anatomia del paziente.

Scegliere il cuneo in base allo spazio interdentale

Il principio suggerito nel volume è cercare il cuneo più grande che possa adattarsi correttamente allo spazio che si vuole separare.

Procedendo dai settori mesiali verso quelli distali, la dimensione e la forma degli spazi cambiano insieme alla morfologia dei denti.

Per questo motivo non esiste una singola direzione di inserimento valida per ogni situazione.

Il libro incoraggia il clinico a provare diverse combinazioni fino a individuare quella che consente:

  • migliore adattamento;
  • adeguata separazione;
  • corretto riempimento dello spazio;
  • stabilità;
  • assenza di interferenza con la matrice.

L’obiettivo è investire tempo nella fase iniziale per risparmiarlo nelle successive.

Cunei in legno e cunei in plastica

Il capitolo confronta anche cunei in legno e cunei in plastica.

Secondo l’approccio illustrato dall’autore, entrambi possono essere validi ma presentano caratteristiche differenti.

Il cuneo in plastica beneficia del ritorno elastico e può adattarsi bene agli spazi, mentre può avere una minore capacità di separazione.

Il legno offre invece una buona capacità di separazione e può migliorare il proprio adattamento grazie all’assorbimento di acqua.

La scelta non viene trasformata in una regola universale.

Chiodera lascia spazio all’esperienza dell’operatore e alla compatibilità tra cuneo, matrice e anello utilizzati nel singolo caso.

Perché separare i denti durante un restauro diretto?

La separazione interdentale deve compensare diversi fattori.

Tra questi vi è lo spessore della matrice stessa.

Una volta rimossa la matrice, infatti, lo spazio che essa occupava non è più presente. Senza una separazione adeguata, il contatto finale potrebbe risultare insufficiente.

Anche la diga può influenzare temporaneamente i rapporti tra i denti.

La combinazione di questi fenomeni rende la gestione del cuneo e dell’anello fondamentale per ottenere un punto di contatto clinicamente corretto.

Il cuneo deve inoltre contribuire al sigillo cervicale della matrice, riducendo il rischio di estrusione del composito nella zona più apicale della cavità.

Personalizzare il cuneo

Uno degli esempi più rappresentativi della filosofia “smart” di Lines è la personalizzazione del cuneo.

Un cuneo troppo voluminoso in posizione coronale può deformare la matrice e produrre una bozza indesiderata.

Il libro propone diverse soluzioni:

  • modificare extraoralmente il cuneo;
  • posizionarlo orizzontalmente;
  • inserirlo prima della preparazione;
  • personalizzarlo durante la preparazione della porzione cervicale.

Quest’ultima soluzione permette di creare direttamente un cuneo compatibile con la cavità e con la futura matrice.

L’obiettivo è semplice: risolvere il problema prima che la matrice venga posizionata.

Split the Wedge: separare il cuneo

Tra le strategie illustrate compare anche la tecnica Split the Wedge.

La parte posteriore di un cuneo di legno viene divisa in due porzioni più elastiche mantenendo la capacità di separazione.

Questa modifica può permettere all’anello di adattarsi meglio quando un cuneo di dimensioni maggiori interferisce con i suoi terminali.

Il capitolo mostra visivamente il passaggio dal cuneo integro al cuneo modificato e il successivo adattamento dell’anello.

È un esempio efficace del tipo di contenuto che caratterizza il libro: non soltanto principi teorici, ma piccoli problemi clinici accompagnati da soluzioni pratiche.

Leggere il dente prima di ricostruirlo

Una delle fermate della checklist è “Leggere il dente e dima in silicone”.

La capacità di leggere il dente è fondamentale nella realizzazione di restauri posteriori diretti.

Prima di preparare la cavità è utile osservare:

  • disposizione delle cuspidi;
  • creste marginali;
  • solchi principali;
  • solchi secondari;
  • fosse;
  • inclinazione dei versanti;
  • relazioni con il dente antagonista.

Il dente stesso diventa quindi la principale fonte di informazioni per il futuro restauro.

Quando parte dell’anatomia originale è ancora presente, essa può guidare la ricostruzione.

Quando invece la struttura è compromessa, strumenti come una dima in silicone possono aiutare a conservare e trasferire le informazioni anatomiche disponibili.

Denti diatorici e forme occlusali

Tra i tag del volume figurano denti diatorici e forme occlusali.

Questi concetti sono strettamente collegati al metodo “Lines”.

Nella presentazione del volume, Walter Devoto e Angelo Putignano ricordano come le card realizzate da Giuseppe Chiodera con i segni essenziali delle forme occlusali dei denti posteriori siano diffuse tra studenti e professionisti e utilizzate anche nell’insegnamento universitario.

L’obiettivo non consiste nel riprodurre ogni dettaglio anatomico attraverso una modellazione eccessivamente complessa.

Il concetto delle linee essenziali cerca piuttosto di identificare i riferimenti che consentono di rendere immediatamente leggibile un’anatomia.

Per chi realizza restauri posteriori diretti, questo può tradursi in una ricostruzione più semplice e controllabile.

Le linee essenziali dell’anatomia occlusale

Il capitolo “Linee essenziali” rappresenta uno degli elementi identificativi dell’opera.

Il titolo Lines nasce proprio dall’idea di trasformare l’anatomia posteriore in una serie di riferimenti facilmente memorizzabili.

Nella ricostruzione di molari e premolari, l’obiettivo non dovrebbe essere la creazione di un disegno arbitrariamente complesso.

Il clinico deve saper identificare:

  • direzione delle principali creste;
  • rapporti tra cuspidi;
  • posizione delle fosse;
  • andamento dei solchi;
  • forma complessiva del tavolato occlusale.

Le forme occlusali diventano così più facili da ricostruire quando vengono interpretate attraverso una struttura visiva semplificata.

Questo approccio è particolarmente utile per il clinico che trova difficoltà nello sculpting dei posteriori o che desidera ridurre i tempi di modellazione.

Prendersi cura dei denti vicini

Durante la preparazione di una cavità interprossimale, il dente adiacente deve essere protetto.

Il libro dedica una fermata specifica a “Prendersi cura dei denti vicini”.

La presenza di un dente sano accanto alla cavità rappresenta infatti un elemento che deve essere considerato durante:

  • preparazione;
  • utilizzo delle frese;
  • apertura del punto di contatto;
  • posizionamento del cuneo;
  • applicazione della matrice;
  • rifinitura.

La qualità di un restauro non può essere valutata soltanto osservando il dente trattato.

Una procedura restaurativa che produce un danno iatrogeno sul dente vicino non può essere considerata realmente conservativa.

Attenzione alla carie e controllo della cavità

Due passaggi distinti della checklist sono dedicati a:

  • attenzione alla carie;
  • controllo della cavità.

Questa separazione suggerisce che la rimozione del tessuto alterato e la valutazione finale della cavità siano momenti diversi del processo.

Il clinico deve verificare:

  • estensione della lesione;
  • strutture residue;
  • margini;
  • posizione della cavità;
  • accessibilità;
  • rapporto con i tessuti pulpari;
  • possibilità di isolamento;
  • compatibilità con la futura procedura adesiva.

Il controllo prima dell’adesione riduce il rischio di scoprire troppo tardi un problema che avrebbe dovuto essere corretto in precedenza.

Ancora una volta la filosofia è preventiva: verificare ogni passaggio prima di procedere a quello successivo.

Valutare gli spazi tra i denti

La forma dello spazio interprossimale influenza direttamente:

  • cuneo;
  • matrice;
  • anello;
  • contatto;
  • profilo del restauro.

Per questo motivo Lines dedica un passaggio specifico alla valutazione degli spazi tra i denti.

Non tutti i contatti hanno la stessa geometria.

La morfologia può cambiare in funzione di:

  • posizione nell’arcata;
  • dimensione degli elementi;
  • inclinazione;
  • usura;
  • restauri preesistenti;
  • migrazione dentale.

Questa informazione deve guidare la scelta dei sistemi di matrice e separazione.

Un sistema efficace in un premolare non deve necessariamente essere applicato nello stesso modo in un molare.

Quale matrice scegliere nei restauri posteriori diretti

La scelta della matrice rappresenta uno dei momenti decisivi nei restauri di seconda classe.

L’obiettivo non è semplicemente contenere il composito.

La matrice contribuisce a determinare:

  • profilo prossimale;
  • altezza della cresta marginale;
  • punto o area di contatto;
  • adattamento cervicale;
  • forma esterna del restauro.

La checklist separa volutamente la valutazione dello spazio interdentale dalla scelta della matrice.

Prima si comprende l’anatomia del caso, poi si seleziona il sistema più adatto.

Questo riduce l’errore di utilizzare sempre la stessa matrice indipendentemente dalla situazione clinica.

Semplificare l’adesione

Tra le fermate più importanti del percorso compare “Semplificare l’adesione”.

L’adesione è uno dei passaggi biologicamente e tecnicamente più sensibili della restaurativa diretta.

Semplificare non significa banalizzare il protocollo.

Significa creare condizioni che riducano le variabili:

  • corretto isolamento;
  • cavità controllata;
  • superfici accessibili;
  • sequenza definita;
  • materiali conosciuti dall’operatore;
  • rispetto dei tempi;
  • corretta fotopolimerizzazione.

L’efficienza nasce quindi dalla preparazione delle fasi precedenti.

Quando isolamento, matrice, cuneo e cavità sono già sotto controllo, la fase adesiva può essere eseguita in modo più lineare.

Materiale da restauro e dimensione della cavità

Un ulteriore passaggio della checklist collega materiale da restauro e dimensione della cavità.

La scelta del composito e della tecnica non deve essere necessariamente identica per tutte le cavità.

La quantità di struttura da ricostruire influenza:

  • volume degli incrementi;
  • gestione della contrazione;
  • tecnica di modellazione;
  • necessità di differenti viscosità;
  • facilità di fotopolimerizzazione;
  • tempo operativo;
  • controllo dell’anatomia.

La dimensione della cavità diventa quindi un criterio per semplificare la strategia.

Il principio generale rimane quello di evitare una complessità non necessaria quando il caso può essere gestito attraverso una procedura più semplice.

Rifinitura e lucidatura

La rifinitura e lucidatura non rappresentano soltanto una fase estetica.

Servono a controllare:

  • margini;
  • eccedenze;
  • profilo interprossimale;
  • superficie;
  • anatomia;
  • transizioni tra composito e dente;
  • accessibilità al filo interdentale.

Una buona fase di rifinitura è però molto più semplice quando l’anatomia è stata correttamente costruita durante la stratificazione.

Il volume inserisce quindi rifinitura e lucidatura quasi alla fine del percorso, ma il risultato dipende in realtà dalla qualità di tutte le fermate precedenti.

L’obiettivo non dovrebbe essere utilizzare la fresa per “scolpire” completamente un restauro dopo la polimerizzazione.

Più la modellazione è corretta, meno correzioni saranno necessarie.

Il controllo finale dell’occlusione

La checklist termina con “Controllare l’occlusione”.

È il ritorno al punto da cui il percorso era partito.

Prima del trattamento l’occlusione viene osservata per comprendere ciò che deve essere ricostruito.

Al termine viene nuovamente controllata per verificare che il restauro sia correttamente integrato.

Il clinico deve valutare:

  • eventuali precontatti;
  • distribuzione dei contatti;
  • relazione con l’antagonista;
  • comfort del paziente;
  • coerenza con la situazione iniziale.

In questo modo il restauro non viene valutato soltanto osservandone la forma, ma anche verificandone l’integrazione funzionale.

La prevenzione degli errori come filosofia di Lines

Molti libri di conservativa mostrano come correggere un problema una volta che si è verificato.

Lines cerca invece di anticiparlo.

Il concetto emerge chiaramente dal capitolo sul cuneo.

È meglio scegliere correttamente il cuneo piuttosto che correggere un eccesso cervicale.

È meglio proteggerne la matrice piuttosto che modificare un profilo deformato.

È meglio separare correttamente i denti piuttosto che trovarsi con un contatto debole.

È meglio osservare l’occlusione prima piuttosto che cercare di ricostruirla affidandosi alla memoria.

Questa filosofia può essere sintetizzata in tre passaggi:

  1. prevedere il problema;
  2. inserire un controllo nella checklist;
  3. rendere la soluzione ripetibile.

È probabilmente questo uno degli elementi che rende Lines particolarmente orientato alla pratica quotidiana.

Conservativa semplice non significa conservativa approssimativa

Una delle parole chiave implicite nell’intero volume è semplificazione.

Il sottotitolo stesso promette una guida per realizzare restauri posteriori diretti “semplici e di successo”.

La semplicità, però, non deriva dall’eliminazione dei passaggi importanti.

Deriva dal trasformarli in una sequenza ordinata.

Un protocollo semplice può essere estremamente rigoroso quando stabilisce chiaramente:

  • cosa osservare;
  • quando farlo;
  • quale problema prevenire;
  • quale strumento utilizzare;
  • quando passare allo step successivo.

Il libro è quindi pensato anche per il clinico che desidera economizzare le proprie procedure, riducendo tempi morti e correzioni successive senza diminuire la qualità.

Giuseppe Chiodera e StyleItaliano

Giuseppe Chiodera si è laureato in Odontoiatria presso l’Università degli Studi di Brescia nel 2004.

Nello stesso anno ha ottenuto una borsa di studio al King’s College di Londra. Dal 2017 è membro attivo di StyleItaliano.

Ha svolto attività didattica in diversi programmi universitari e Master, tra cui La Sapienza di Roma, Università di Ginevra, UIC Barcelona, Università di Brescia, Università di Siena e Università di Padova. La sua attività clinica privata è prevalentemente dedicata all’odontoiatria conservativa ed estetica.

L’influenza di StyleItaliano è visibile anche nell’impostazione di Lines: grande attenzione alle immagini, semplificazione dei concetti, protocolli pratici e forte componente visuale.

Un libro fortemente visuale: oltre 2.200 immagini

Con 2.208 immagini distribuite in 376 pagine, Lines è costruito soprattutto per essere visto oltre che letto.

L’estratto mostra una notevole combinazione di:

  • fotografie cliniche;
  • disegni schematici;
  • diagrammi;
  • infografiche;
  • rappresentazioni delle checklist;
  • esempi step by step;
  • take-home messages.

Nel capitolo dedicato al cuneo, ad esempio, i disegni permettono di comprendere immediatamente il rapporto tra cuneo, matrice, anello e spazio interprossimale, mentre le fotografie mostrano la traduzione dei concetti nella pratica clinica.

Il formato visuale è particolarmente adatto all’apprendimento di tecniche restaurative, nelle quali posizione, forma e geometria possono risultare più comprensibili attraverso un’immagine che attraverso una lunga descrizione.

Take-home messages per ricordare i passaggi fondamentali

Il volume utilizza anche take-home messages per sintetizzare i concetti più importanti.

Nel capitolo dedicato al cuneo, ad esempio, il messaggio finale invita a:

  • provare l’inserimento vestibolare o palatale;
  • provare il cuneo in verticale o in orizzontale;
  • posizionarlo precocemente per poterlo personalizzare.

La struttura rende il libro facilmente consultabile anche dopo la prima lettura.

Il professionista può tornare rapidamente a una specifica “fermata” quando incontra un problema clinico e cercare le strategie proposte.

A chi è rivolto Lines

Lines è rivolto a:

  • odontoiatri generalisti;
  • professionisti che praticano odontoiatria conservativa;
  • odontoiatri restauratori;
  • giovani dentisti;
  • studenti di Odontoiatria;
  • corsisti post-laurea;
  • professionisti interessati ai restauri posteriori diretti;
  • clinici che desiderano migliorare le forme occlusali;
  • odontoiatri che vogliono standardizzare la propria checklist operatoria;
  • professionisti interessati a diga, matrici e tecniche adesive.

L’autore dichiara esplicitamente che il percorso è pensato sia per il neofita sia per chi già esegue quotidianamente restauri e desidera rendere le procedure più economiche in termini di tempo e complessità.

Perché leggere Lines

Lines non è soltanto un libro sull’anatomia dei denti diatorici o sulla modellazione del composito.

È una guida completa al percorso necessario per eseguire un restauro posteriore diretto.

Il volume integra:

  • restauri posteriori diretti;
  • conservativa;
  • denti diatorici;
  • forme occlusali;
  • checklist operatoria;
  • diga;
  • diagnosi;
  • occlusione;
  • cunei;
  • matrici;
  • adesione;
  • compositi;
  • rifinitura;
  • lucidatura.

Il suo valore principale risiede nell’organizzazione.

Ogni passaggio viene inserito in un percorso nel quale la qualità del risultato finale dipende soprattutto dalla capacità di prevenire gli errori nelle fasi precedenti.

Per chi cerca un libro sui restauri posteriori diretti di Giuseppe Chiodera, capace di trasformare la conservativa quotidiana in una sequenza più semplice, visuale e ripetibile, Lines propone un metodo immediatamente orientato alla pratica clinica.

Domande frequenti su Lines di Giuseppe Chiodera

1. Di cosa parla il libro Lines?

Lines è una guida pratica alla realizzazione dei restauri posteriori diretti. Il libro accompagna il clinico dalla diagnosi al controllo finale dell’occlusione attraverso una checklist che comprende isolamento, cunei, matrici, adesione, anatomia, rifinitura e lucidatura.

2. Chi è Giuseppe Chiodera?

Giuseppe Chiodera è un odontoiatra dedicato prevalentemente alla conservativa e all’estetica. È membro attivo di StyleItaliano dal 2017 e svolge attività didattica e congressuale in Italia e all’estero.

3. A chi è rivolto Lines?

Il libro è rivolto sia ai giovani odontoiatri e agli studenti sia ai professionisti esperti che desiderano semplificare e standardizzare i propri protocolli per i restauri posteriori diretti.

4. Il libro tratta l’isolamento con diga?

Sì. L’isolamento del campo con diga rappresenta uno dei passaggi della checklist operatoria e viene collegato alla gestione del filo interdentale, del cuneo e degli spazi interprossimali.

5. Il libro spiega come ricostruire le forme occlusali?

Sì. Uno dei concetti centrali è quello delle linee essenziali, utilizzate per semplificare la lettura e la ricostruzione delle forme occlusali dei denti posteriori.

6. Che ruolo hanno i denti diatorici nel libro?

Le anatomie dei denti diatorici vengono utilizzate come riferimento per comprendere le forme occlusali essenziali. Le card sviluppate da Chiodera sintetizzano graficamente questi riferimenti anatomici.

7. Che cos’è la Lines Card?

È una card fornita insieme al libro. Può essere utilizzata come checklist operativa, come dima per la preparazione dei fori della diga e come mappa per ricordare le anatomie occlusali essenziali.

8. Il libro tratta i restauri di Classe II?

Sì. Grande attenzione viene dedicata alla gestione degli spazi interprossimali, ai cunei, alle matrici e alla costruzione di contatti corretti nei restauri posteriori.

9. Come viene affrontata la scelta del cuneo?

Il libro suggerisce di adattare la scelta alla situazione clinica, sperimentando quando necessario inserimenti vestibolari o palatali e orientamenti verticali o orizzontali. Descrive inoltre strategie per personalizzare il cuneo ed evitare interferenze con la matrice.

10. Lines parla anche di diagnosi della carie?

Sì. La prima parte del libro è dedicata alla diagnosi e comprende radiografie, transilluminazione, fluorescenza, DIFOTI, DIAGNOdent Pen, test di vitalità e altri strumenti diagnostici.

11. Il libro tratta matrici e adesione?

Sì. “Semplificare l’adesione” e “Quale matrice scegliere” sono due sezioni specifiche della checklist operatoria.

12. Perché acquistare Lines?

Perché offre un protocollo visuale e pratico per affrontare i restauri posteriori diretti, trasformando le diverse fasi cliniche in una checklist facilmente ripetibile e concentrandosi soprattutto sulla prevenzione degli errori.

 


Contenuti e argomenti

Il volume è organizzato attraverso tre grandi linee.

L1 – Diagnosi

  • Active Care;
  • specchietti e specilli;
  • sistemi di ingrandimento;
  • radiografie;
  • transilluminazione;
  • fluorescenza e DIFOTI;
  • DIAGNOdent Pen;
  • test di vitalità;
  • lesioni acide;
  • Active Care Protocol.

L2 – Checklist operatoria

  • valutare l’occlusione e l’antagonista;
  • isolamento del campo e filo interdentale;
  • strategie per utilizzare il cuneo;
  • leggere il dente e dima in silicone;
  • prendersi cura dei denti vicini;
  • attenzione alla carie;
  • controllo della cavità;
  • valutare gli spazi tra i denti;
  • semplificare l’adesione;
  • quale matrice scegliere;
  • materiale da restauro e dimensione della cavità;
  • linee essenziali;
  • invito al filo interdentale;
  • rifinitura e lucidatura;
  • controllare l’occlusione.

L3 – Strategie

  • salute;
  • strategie e “smart ideas” applicabili alla pratica clinica;
  • letture consigliate.

 

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In conformità con quanto previsto dal Decreto Legislativo 6 settembre 2005 n. 206 (e successive modifiche ed integrazioni), il Cliente Consumatore, ove non soddisfatto dei prodotti ovvero del contenuto dei servizi acquistati presso Quintessenza Edizioni Srl, con sede legale in Via Ciro Menotti, 65 - 20017 Rho (MI) - Italy, partita IVA 03347380960 (da qui in avanti chiamato "Venditore"), potrà restituire i prodotti medesimi o rinunciare al diritto alla prestazione dei servizi ed ottenere il rimborso del prezzo già corrisposto in sede di pagamento anticipato.

Modalità di esercizio
A tal fine il Cliente deve rivolgersi al Venditore entro i 14 giorni successivi alla consegna dei prodotti ovvero entro i 14 giorni successivi all'acquisto dei servizi, inviando una comunicazione via raccomandata A.R. (all'indirizzo Via Ciro Menotti, 65 - 20017 Rho (MI) - Italy), contenente tutte le informazioni necessarie ed utili ad una corretta elaborazione della pratica di restituzione e rimborso. Tale comunicazione dovrà necessariamente contenere tutto quanto di seguito indicato: 
a. l'espressa volontà del Cliente di voler recedere in tutto o in parte dal contratto di acquisto; 
b. il numero e la copia del documento (fattura - documento di trasporto) comprovante l'acquisto dell'ordine rispetto al quale si intende esercitare il diritto di recesso; 
c. la descrizione ed i codici dei Prodotti rispetto ai quali si esercita il diritto di recesso. Il riaccredito, comprensivo delle spese di spedizione, verrà effettuato dal Venditore entro 14 giorni dalla ricezione della comunicazione via raccomandata A.R. sopra citata.

In seguito al ricevimento della comunicazione con la quale il Cliente comunichi la propria volontà di esercitare il diritto di recesso, il Venditore, verificata la corrispondenza ai requisiti sopra indicati, concorderà, anche via e-mail, con il Cliente le modalità con le quali effettuare la restituzione dei prodotti. 

A seconda della politica di rientro della merce stabilita dal Venditore, andrà inserita una delle seguenti opzioni:

a) i contratti di servizi dopo la completa prestazione del servizio se l'esecuzione è iniziata con l'accordo espresso del consumatore e con l'accettazione della perdita del diritto di recesso a seguito della piena esecuzione del contratto da parte del professionista;
b) la fornitura di beni o servizi il cui prezzo è legato a fluttuazioni nel mercato finanziario che il professionista non è in grado di controllare e che possono verificarsi durante il periodo di recesso;
c) la fornitura di beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati;
d) la fornitura di beni che rischiano di deteriorarsi o scadere rapidamente;
e) la fornitura di beni sigillati che non si prestano ad essere restituiti per motivi igienici o connessi alla protezione della salute e sono stati aperti dopo la consegna;
f) la fornitura di beni che, dopo la consegna, risultano, per loro natura, inscindibilmente mescolati con altri beni;
g) la fornitura di bevande alcoliche, il cui prezzo sia stato concordato al momento della conclusione del contratto di vendita, la cui consegna possa avvenire solo dopo trenta giorni e il cui valore effettivo dipenda da fluttuazioni sul mercato che non possono essere controllate dal professionista;
h) i contratti in cui il consumatore ha specificamente richiesto una visita da parte del professionista ai fini dell'effettuazione di lavori urgenti di riparazione o manutenzione. Se, in occasione di tale visita, il professionista fornisce servizi oltre a quelli specificamente richiesti dal consumatore o beni diversi dai pezzi di ricambio necessari per effettuare la manutenzione o le riparazioni, il diritto di recesso si applica a tali servizi o beni supplementari;
i) la fornitura di registrazioni audio o video sigillate o di software informatici sigillati che sono stati aperti dopo la consegna;
l) la fornitura di giornali, periodici e riviste ad eccezione dei contratti di abbonamento per la fornitura di tali pubblicazioni;
m) i contratti conclusi in occasione di un'asta pubblica;
n) la fornitura di alloggi per fini non residenziali, il trasporto di beni, i servizi di noleggio di autovetture, i servizi di catering o i servizi riguardanti le attività del tempo libero qualora il contratto preveda una data o un periodo di esecuzione specifici;
o) la fornitura di contenuto digitale mediante un supporto non materiale se l'esecuzione è iniziata con l'accordo espresso del consumatore e con la sua accettazione del fatto che in tal caso avrebbe perso il diritto di recesso.

Esclusione del diritto di recesso
Resta tuttavia escluso il diritto di restituire:
Giuseppe Chiodera
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