Cariologia clinica
Cariologia clinica: il libro di Giovanni Sammarco sulla diagnosi, la prevenzione e la cura della carie
Nel panorama dei libri di cariologia, carie dentale e igiene orale, Cariologia clinica di Giovanni Sammarco si presenta come un’opera completa dedicata alla comprensione e alla gestione della malattia cariosa.
Il volume propone un cambiamento sostanziale nel modo di affrontare la carie: non più soltanto come una cavità da restaurare, ma come una patologia cronica e multifattoriale che richiede diagnosi, valutazione della cariorecettività, controllo del biofilm, analisi delle abitudini alimentari, gestione dei fattori salivari, fluoroprofilassi e modificazione dei comportamenti del paziente.
La finalità del libro non è semplicemente insegnare a individuare e trattare una lesione cariosa. L’obiettivo è fornire a odontoiatri e igienisti dentali un metodo per comprendere perché il paziente si ammala, quali fattori sostengono la patologia e quali interventi possano realmente modificarne l’evoluzione.
Pubblicato nel 2025, Cariologia clinica comprende 600 pagine e 1.158 immagini. Il titolo e l’autore sono confermati nell’estratto ufficiale del volume.
Grazie alla presenza di schede cariologiche (VENGONO INVIATE PER MAIL, IL LINK PRESENTE NEL LIBRO NON E' PIU' ATTIVO) , protocolli diagnostici, interviste comportamentali, tabelle e indicazioni operative, il libro assume la funzione di una guida clinica per la gestione razionale del paziente affetto da carie.
Un nuovo modo di interpretare la carie dentale
Uno dei messaggi centrali del libro di Giovanni Sammarco è la necessità di distinguere la malattia carie dai suoi esiti.
Una cavità, una lesione non cavitata, una pulpite o la perdita di tessuto dentale sono conseguenze del processo patologico. Il restauro può essere necessario per riparare uno di questi esiti, ma non elimina automaticamente i fattori che hanno prodotto la malattia.
Nel testo viene chiarito che la carie può e deve essere curata, mentre azioni come escavare, rimuovere o restaurare riguardano le lesioni provocate dalla patologia. Far coincidere la cura della carie con l’esecuzione del restauro significherebbe trascurare una parte fondamentale della terapia.
Il volume invita quindi a superare un approccio esclusivamente restaurativo, nel quale il paziente viene trattato soltanto quando compare una cavità.
La vera cura comprende:
- identificazione dei fattori causali;
- valutazione dell’attività delle lesioni;
- controllo del biofilm cariogeno;
- modificazione delle abitudini alimentari;
- gestione della saliva;
- impiego razionale di fluoro e remineralizzanti;
- educazione del paziente;
- monitoraggio del rischio;
- intervento restaurativo quando necessario.
Il restauro rimane una componente importante della terapia, ma deve essere inserito in un progetto più ampio di controllo della malattia.
La carie come malattia cronica sostenuta dal biofilm
Il libro presenta la carie come una patologia cronica acquisita, influenzata dall’ambiente orale, dallo stile di vita e dai comportamenti sviluppati nel contesto familiare.
Carie e malattia parodontale sono accomunate dal ruolo dei biofilm batterici patogeni, pur presentando meccanismi, manifestazioni cliniche e strategie terapeutiche differenti.
Il testo evidenzia che un intervento rivolto alle cause possiede un significato medico diverso rispetto a una procedura limitata alla correzione dei sintomi o degli esiti. La prevenzione della perdita dentale deve quindi rappresentare una parte essenziale della missione dell’odontoiatra.
Questa impostazione riporta la cariologia all’interno della medicina.
Il professionista non si limita a osservare una superficie dentale, ma valuta un sistema nel quale interagiscono:
- biofilm;
- zuccheri;
- pH;
- saliva;
- fluoro;
- anatomia dentale;
- condizioni sistemiche;
- abitudini igieniche;
- comportamenti;
- disponibilità del paziente a modificare il proprio stile di vita.
La carie viene quindi interpretata come il risultato di un equilibrio che può spostarsi verso la demineralizzazione oppure verso la stabilità e la remineralizzazione.
Il restauro non è sufficiente per curare la malattia
Nella prefazione, Giovanni Sammarco racconta di aver compreso che i restauri eseguiti con grande precisione tecnica non coincidevano necessariamente con la cura della carie. Riparare il danno senza modificare ciò che lo aveva provocato significava intervenire sulla conseguenza, lasciando attivi i meccanismi della patologia.
Questa distinzione ha importanti conseguenze cliniche.
Un paziente può ricevere restauri esteticamente e tecnicamente corretti, ma continuare a presentare:
- frequente assunzione di zuccheri;
- biofilm abbondante e maturo;
- ridotta esposizione al fluoro;
- scarsa salivazione;
- pH orale sfavorevole;
- cattiva igiene interprossimale;
- mancata adesione ai controlli;
- nuove lesioni cariose;
- carie secondaria attorno ai restauri.
In assenza di una terapia della malattia, il paziente può entrare nel cosiddetto ciclo restaurativo: nuove lesioni, sostituzione dei restauri, perdita progressiva di tessuto sano e necessità di riabilitazioni sempre più estese.
Cariologia clinica propone invece un modello nel quale la terapia restaurativa viene integrata con interventi preventivi, comportamentali e non chirurgici.
Un riferimento per la cariologia clinica moderna
Il libro affronta la carie in modo sistematico, partendo dalle basi biologiche e microbiologiche, passando attraverso le metodiche diagnostiche e arrivando alle strategie preventive e terapeutiche.
Nella presentazione di Lorenzo Breschi, il testo viene descritto come una guida che integra evidenza scientifica ed esperienza clinica, offrendo procedure step by step, casi e linee guida trasferibili nella pratica quotidiana.
Il lettore viene accompagnato lungo un percorso che comprende:
- comprensione della malattia;
- diagnosi delle lesioni;
- valutazione della cariorecettività;
- analisi dei fattori di rischio;
- compilazione delle schede cariologiche;
- definizione del piano di cura;
- prescrizione di prodotti e comportamenti;
- monitoraggio della risposta terapeutica.
Il risultato è un metodo che consente di personalizzare il trattamento e di evitare la stessa prescrizione indistinta per tutti i pazienti.
L’esperienza di Giovanni Sammarco applicata alla clinica
Giovanni Sammarco è odontoiatra e docente di cariologia, con un’attività professionale e formativa incentrata sulla prevenzione della carie e sulle metodiche minimamente invasive.
Nel curriculum incluso nel volume viene presentato come docente di Cariologia presso il Master di II livello in Odontoiatria Conservativa Estetica dell’Università di Bologna, socio attivo dell’Accademia Italiana di Conservativa e fondatore del gruppo TRAP, acronimo di Tooth Respect and Prevention. È inoltre ideatore del percorso formativo “Vincere la Carie”.
Cariologia clinica raccoglie oltre quindici anni di esperienza dell’autore e un lavoro editoriale iniziato diversi anni prima della pubblicazione.
Sammarco utilizza un linguaggio diretto e spesso confidenziale, con l’obiettivo di accompagnare anche il lettore che non possiede una preparazione specialistica iniziale. Nella prefazione consiglia una lettura completa e progressiva, sottolineando che la sensibilità clinica necessaria per gestire la carie deriva dalla conoscenza e dalla pratica prolungata.
Il ruolo centrale dell’igienista dentale
Uno degli elementi distintivi del volume è l’attenzione dedicata all’igiene dentale e al ruolo dell’igienista nella cura del paziente cariorecettivo.
L’igienista non viene considerato soltanto come il professionista che rimuove placca e tartaro o che affianca il parodontologo. Nella gestione della carie assume un ruolo centrale per:
- analisi del biofilm;
- educazione all’igiene orale;
- motivazione del paziente;
- valutazione dei prodotti domiciliari;
- applicazione di fluoruri e remineralizzanti;
- counseling alimentare;
- controllo periodico;
- registrazione dei fattori di rischio;
- monitoraggio dei cambiamenti comportamentali.
Nel primo capitolo si sottolinea che odontoiatra e igienista condividono l’obiettivo di preservare il dente, con una particolare attenzione dell’igienista verso le metodiche non chirurgiche di prevenzione e cura. Il testo è espressamente destinato a entrambe le figure professionali.
Questa impostazione favorisce un modello di lavoro nel quale odontoiatra e igienista partecipano insieme alla diagnosi e al piano di cura cariologico.
I fondamenti della cariologia
Il primo capitolo introduce i concetti fondamentali necessari per affrontare la malattia.
Tra gli argomenti trattati rientrano:
- livello di cura di una malattia;
- rapporto tra carie e malattia parodontale;
- lesioni reversibili e irreversibili;
- diffusione della carie;
- nomenclatura cariologica;
- esiti della patologia;
- trattamenti delle malattie da biofilm;
- presenza della malattia;
- bilancia cariologica;
- concetto di difesa;
- storia essenziale della cariologia.
L’obiettivo è costruire una terminologia precisa.
La parola “carie” viene riservata alla malattia, mentre le sue manifestazioni a livello dentale vengono definite lesioni cariose, distinguibili in:
- cavitate e non cavitate;
- attive e inattive;
- reversibili e irreversibili;
- iniziali, moderate o avanzate.
Questa precisione terminologica modifica anche il ragionamento terapeutico. Una lesione non cavitata non deve essere automaticamente ignorata, così come una lesione radiograficamente visibile non deve essere necessariamente restaurata senza ulteriori valutazioni.
Immunità e genetica
Il secondo capitolo analizza le correlazioni tra patologia cariosa, sistema immunitario e genetica.
Il volume affronta:
- immunità innata o aspecifica;
- immunità specifica o acquisita;
- risposta individuale;
- influenza genetica;
- differenti livelli di suscettibilità.
Questi aspetti aiutano a comprendere perché pazienti apparentemente esposti a condizioni simili possano presentare esperienze di carie molto differenti.
La genetica non viene però utilizzata per giustificare una visione deterministica della malattia. Il quadro clinico nasce dall’interazione tra predisposizione, ambiente orale, comportamenti, dieta, biofilm, saliva e interventi preventivi.
La cura continua quindi a concentrarsi sui fattori modificabili.
Demineralizzazione e remineralizzazione
Il terzo capitolo entra nelle dinamiche cariologiche, analizzando i processi chimici attraverso i quali i tessuti dentali perdono o riacquistano minerali.
La formazione della lesione cariosa viene descritta come il risultato dell’interazione tra biofilm e leggi chimiche che regolano demineralizzazione e remineralizzazione.
Ogni superficie dentale è sottoposta a continui cicli di perdita e recupero minerale.
Quando prevalgono condizioni favorevoli alla demineralizzazione, si verifica una perdita progressiva e localizzata di tessuto. Quando l’ambiente orale viene riportato verso condizioni più favorevoli, le lesioni iniziali possono essere stabilizzate e, in determinate circostanze, remineralizzate.
Il capitolo tratta:
- principi di solubilità;
- apatiti dentali;
- liquidi orali;
- azione degli acidi;
- sostanze chelanti;
- maturazione dello smalto;
- risposta della dentina;
- erosione dentale;
- demineralizzazione cariosa iniziale.
Queste conoscenze costituiscono la base razionale per comprendere l’azione del fluoro, della saliva e dei prodotti remineralizzanti.
Il biofilm cariogeno
Il biofilm è una delle parole chiave più importanti del volume.
Non si tratta semplicemente di una quantità indistinta di batteri depositati sui denti. È un ecosistema organizzato, influenzato dal luogo in cui si sviluppa, dalla disponibilità di nutrienti, dal pH, dalla saliva e dalle abitudini del paziente.
Il libro affronta:
- formazione del biofilm;
- maturazione;
- stratificazione;
- permeabilità;
- rapporto tra saliva e biofilm;
- biofilm cariogeno;
- curve di Stephan;
- trasmissione della malattia.
L’ambiente orale seleziona le specie microbiche maggiormente capaci di adattarsi alle condizioni presenti. Modificazioni anche limitate del pH e della disponibilità di zuccheri possono favorire comunità batteriche più acidogene e aciduriche.
La terapia non consiste quindi nel tentativo irrealistico di eliminare ogni batterio, ma nel modificare l’ecosistema affinché diventi meno favorevole alla progressione della malattia.
Cariorecettività, DMF e severità della patologia
Un intero capitolo è dedicato alla cariorecettività, all’indice DMF e alla severità della malattia.
La cariorecettività esprime la tendenza del paziente a sviluppare nuove lesioni o a presentare la progressione di quelle esistenti.
Il volume analizza:
- cariorecettività obiettiva;
- esperienza di carie;
- indici dmf-t e DMF-T;
- confronto con le medie epidemiologiche;
- severità della patologia;
- lesioni reversibili;
- atteggiamento garantista o interventista.
La diagnosi dentale consente di quantificare gli esiti già prodotti dalla malattia. Soltanto dopo aver ricercato e registrato tali esiti è possibile valutare correttamente la severità del caso e la cariorecettività obiettiva.
Il valore DMF non rappresenta però da solo l’intero rischio futuro. Deve essere integrato con l’attività delle lesioni e con i fattori biologici e comportamentali attuali.
Le due diagnosi in cariologia
Uno dei concetti più interessanti del libro è la distinzione tra:
- diagnosi dentale;
- diagnosi cariologica.
La diagnosi dentale identifica e classifica gli esiti presenti sui singoli elementi: lesioni, restauri, denti mancanti, superfici coinvolte e attività del processo.
La diagnosi cariologica considera invece la persona e cerca di rispondere a domande differenti:
- perché il paziente si è ammalato?
- quali fattori stanno sostenendo la patologia?
- quale rischio presenta?
- quali comportamenti devono essere modificati?
- quali interventi non chirurgici sono indicati?
- con quale frequenza deve essere controllato?
L’indice del volume introduce questa distinzione insieme alle classi di fattori, al piano di cura e alle schede CRA a 43 punti e RCG.
Le due diagnosi sono complementari. Conoscere le lesioni senza comprendere il paziente produce una cura incompleta; valutare il rischio senza identificare correttamente gli esiti dentali impedisce di impostare una terapia adeguata.
Le schede cariologiche
Le schede cariologiche costituiscono uno degli strumenti più pratici proposti dal libro.
Sono presentati due modelli principali:
- scheda cariologica CRA a 43 punti;
- scheda cariologica RCG.
Le schede permettono di organizzare in modo sistematico informazioni riguardanti:
- esperienza di carie;
- lesioni presenti;
- livello di rischio;
- biofilm;
- igiene orale;
- alimentazione;
- saliva;
- fluoro;
- prodotti utilizzati;
- condizioni sistemiche;
- farmaci;
- motivazione;
- possibilità di modificare i comportamenti.
Il loro scopo non è trasformare la visita in un semplice esercizio burocratico. Servono a insegnare un metodo di raccolta e interpretazione delle informazioni.
Con l’esperienza, il professionista può utilizzare parti selezionate della scheda, ma la capacità di semplificare nasce da una conoscenza precedente e completa del percorso.
Diagnosi dentale e classificazione delle lesioni
Il capitolo dedicato alla diagnosi dentale analizza in modo dettagliato l’esame delle superfici.
Tra gli argomenti trattati sono presenti:
- anamnesi e colloquio;
- esame clinico;
- criteri ICDAS II;
- attività delle lesioni;
- lesioni marroni;
- lesioni adiacenti a restauri e sigilli;
- superfici occlusali;
- solchi e fossette;
- superfici vestibolari e linguali;
- lesioni non cavitate;
- superfici interprossimali.
La distinzione tra lesione cavitata e non cavitata è fondamentale perché l’intervento restaurativo è irreversibile e può comportare il sacrificio di struttura dentale sana.
Il testo mette in guardia dal decidere un trattamento chirurgico sulla base di un solo esame, soprattutto nelle superfici interprossimali, dove nessuna metodica diagnostica è sempre in grado di stabilire con certezza cavitazione e attività.
ICDAS e attività delle lesioni
Il sistema ICDAS II permette di descrivere le lesioni in base alle caratteristiche osservabili e alla loro estensione.
Il libro non si limita alla registrazione del codice, ma affronta anche:
- interpretazione clinica;
- condizioni necessarie per l’esame;
- differenza tra colore e attività;
- presenza di opacità;
- lesioni “dark” e “white”;
- rapporto con solchi e restauri;
- identificazione delle forme iniziali.
Stabilire se una lesione sia attiva o inattiva è essenziale per definire il piano di cura.
Una lesione iniziale attiva può richiedere un’intensificazione delle misure preventive e del monitoraggio, mentre una lesione inattiva può essere mantenuta sotto controllo senza trattamento invasivo.
Radiografie bite-wing e diagnosi della carie
La radiologia rappresenta un supporto importante, soprattutto per l’analisi delle superfici interprossimali.
Il volume approfondisce:
- principi di radioprotezione;
- proiezioni bite-wing;
- classificazioni radiologiche;
- limiti dell’esame;
- timing dei controlli;
- effetto Mach;
- burn-out cervicale;
- interpretazione dei radiogrammi.
Le radiografie devono essere integrate con esame clinico, anamnesi e valutazione del rischio.
Una radiotrasparenza non comunica automaticamente se una lesione sia cavitata, attiva o in progressione. Il libro invita quindi a evitare una corrispondenza automatica tra immagine radiografica e restauro.
Transilluminazione e laser-fluorescenza
Accanto alle metodiche classiche, il testo analizza gli esami diagnostici di affiancamento.
Tra questi:
- FOTI;
- DIFOTI;
- NIR-DIFOTI;
- laser-fluorescenza;
- altre metodiche complementari.
L’indice dedica spazio alle modalità di utilizzo, alle classificazioni e ai vantaggi e limiti della laser-fluorescenza, oltre all’integrazione tra radiografia e transilluminazione.
Questi strumenti possono aumentare le informazioni disponibili, ma non sostituiscono il ragionamento clinico.
La diagnosi ideale deriva dalla combinazione di più fonti:
- osservazione;
- asciugatura;
- valutazione tattile non traumatica;
- radiografia;
- transilluminazione;
- analisi dell’attività;
- rischio generale del paziente.
Diagnosi cariologica e piano di cura
Dopo aver identificato gli esiti dentali, il professionista deve costruire la diagnosi cariologica.
Il capitolo dedicato al piano di cura affronta:
- strategia cariologica;
- classi di rischio;
- compilazione delle schede;
- interpretazione dei dati;
- intervista comportamentale;
- definizione delle priorità.
Il piano non deve limitarsi a una lista di restauri.
Può comprendere:
- istruzioni di igiene;
- modifica della frequenza degli zuccheri;
- prescrizione di dentifrici fluorati;
- impiego di collutori o gel;
- applicazioni professionali;
- stimolazione salivare;
- sigillature;
- monitoraggio delle lesioni;
- terapia restaurativa;
- richiami personalizzati.
La prescrizione deve essere proporzionata al rischio e sostenibile per il paziente.
Intervista comportamentale
La carie dentale è fortemente influenzata dalle azioni quotidiane.
Per questo il volume dedica ampio spazio all’intervista comportamentale.
Il professionista analizza:
- quando il paziente spazzola i denti;
- per quanto tempo;
- con quale tecnica;
- quali strumenti utilizza;
- come gestisce gli spazi interdentali;
- quali dentifrici e collutori impiega;
- quanto frequentemente assume zuccheri;
- cosa mangia o beve dopo l’igiene serale;
- quali prodotti sono stati consigliati da professionisti;
- livello di consapevolezza;
- disponibilità al cambiamento.
La scheda proposta registra anche spazzolini, dentifrici, filo, scovolini, collutori e gel, distinguendo frequenza, modalità di utilizzo e indicazione ricevuta.
Questa raccolta di informazioni permette di passare da raccomandazioni generiche a indicazioni concrete.
Dire semplicemente “deve lavare meglio i denti” è molto diverso dal mostrare al paziente quali superfici non vengono raggiunte, quale presidio utilizzare e quando ricontrollare il risultato.
Fattori batterici e placca batterica
Il capitolo dedicato ai fattori batterici analizza il biofilm attraverso differenti parametri:
- quantità;
- maturità;
- pH;
- distribuzione;
- sedi di accumulo;
- rischio locale;
- abitudini igieniche.
Il libro comprende procedure per misurare e stadiare la quantità di biofilm, oltre a indicazioni su come riportare i dati nelle schede cariologiche.
Sono trattati anche:
- Streptococcus mutans;
- lattobacilli;
- rilevatori di placca;
- clorexidina;
- altri antibatterici;
- presidi professionali e domiciliari;
- materiali bioattivi;
- prebiotici, probiotici e postbiotici.
L’analisi del numero di Streptococcus mutans e lattobacilli presenti nella saliva viene inserita nel quadro più ampio del rischio cariologico, senza ridurre la malattia alla presenza di una sola specie batterica.
Il trattamento punta soprattutto a modificare l’ambiente e le condizioni che favoriscono il biofilm cariogeno.
Igiene orale e rimozione del biofilm
La rimozione meccanica del biofilm resta una componente fondamentale della terapia.
Il volume analizza:
- spazzolini manuali ed elettrici;
- tecnica e durata dello spazzolamento;
- filo interdentale;
- scovolini;
- rilevatori di placca;
- detersione delle superfici spazzolabili;
- igiene degli spazi interprossimali;
- presidi professionali;
- verifica pratica in studio.
La quantità di placca può essere stadiata e associata a differenti azioni del team.
In presenza di accumuli importanti, il libro propone istruzione, motivazione, igiene professionale e controlli ravvicinati. Nei pazienti con buona detersione, il comportamento deve essere rafforzato e mantenuto.
Il controllo non serve a giudicare il paziente, ma a verificare se le indicazioni fornite siano realmente applicabili ed efficaci.
Alimentazione, zuccheri e stile di vita
Il capitolo dedicato ai fattori alimentari collega cariologia, nutrizione e corretto stile di vita.
Vengono affrontati:
- ruolo degli zuccheri;
- zuccheri liberi;
- fonti palesi e nascoste;
- quantità giornaliera;
- frequenza di assunzione;
- alimenti funzionali;
- latte;
- polifenoli;
- isotiocianati;
- abitudini fuori pasto.
Per la carie non conta soltanto la quantità totale di zucchero. Anche il numero di esposizioni può influenzare la durata e la frequenza delle condizioni acide nel biofilm.
L’analisi deve quindi ricostruire la giornata reale del paziente:
- colazione;
- pasti;
- spuntini;
- bevande;
- caramelle o pastiglie;
- integratori;
- farmaci zuccherati;
- tisane serali;
- assunzioni notturne.
Il counseling alimentare non coincide necessariamente con una dieta rigida. Può concentrarsi su poche modifiche ad alto impatto, concordate con il paziente e compatibili con il suo stile di vita.
Saliva e rischio di carie
La saliva svolge funzioni essenziali nel mantenimento dell’equilibrio orale.
Contribuisce a:
- diluire e rimuovere sostanze;
- tamponare gli acidi;
- trasportare minerali;
- favorire la remineralizzazione;
- lubrificare i tessuti;
- modulare il biofilm;
- proteggere le superfici dentali.
Il capitolo dedicato ai fattori salivari propone la valutazione di:
- funzionalità delle ghiandole salivari minori;
- pH della saliva non stimolata;
- quantità di saliva stimolata;
- capacità tampone;
- idratazione;
- respirazione orale;
- farmaci;
- caffeina;
- fumo;
- alcol;
- sostanze;
- alimentazione.
Il volume affronta inoltre stimolanti e sostituti salivari, sostanze tampone e counseling dedicato.
La riduzione del flusso salivare può modificare profondamente il rischio e richiedere un’intensificazione delle misure preventive.
Fluoro e fluoroprofilassi
Il fluoro è una delle principali parole chiave del libro.
Il capitolo dedicato alla fluoroprofilassi affronta:
- funzioni dei fluoruri;
- penetrazione nel biofilm;
- fluoroprofilassi infantile;
- livelli raccomandati;
- fonti comuni;
- dosaggi;
- tipologie di fluoruri;
- rischio di apporto insufficiente;
- tossicità;
- impiego domiciliare e professionale.
Il fluoro non viene presentato come una prescrizione identica per tutti.
Il tipo di prodotto, la concentrazione, la frequenza e la modalità di utilizzo devono essere definiti considerando:
- età;
- rischio di carie;
- capacità di controllo;
- esposizione già presente;
- attività delle lesioni;
- condizioni salivari;
- collaborazione del paziente.
Il testo collega l’impiego del fluoro ai processi di demineralizzazione e remineralizzazione, inserendolo all’interno di un piano individuale.
Remineralizzazione e prodotti remineralizzanti
Il capitolo sul fluoro comprende anche una trattazione dei materiali remineralizzanti e rigeneranti.
Tra i principi analizzati figurano:
- peptidi autoassemblanti;
- calcio-fosfato amorfo;
- idrossiapatite;
- idrossiapatite sostituita;
- silicati di calcio;
- calcio e fosfato;
- biovetri;
- fosfosilicati di calcio;
- arginina.
Il libro distingue concetti come rigenerazione, remineralizzazione e riparazione, evitando di utilizzare questi termini come sinonimi indistinti.
La selezione del prodotto deve dipendere dall’indicazione clinica e dal quadro del paziente, non soltanto dalle promesse commerciali.
L’indice comprende anche tabelle riassuntive e procedure per valutare il rapporto del paziente con fluoruri e remineralizzanti.
Dentifrici per il paziente cariorecettivo
I dentifrici costituiscono uno strumento quotidiano fondamentale, ma devono essere scelti con criterio.
Il libro affronta:
- composizione;
- concentrazione di fluoro;
- funzione;
- momento dello spazzolamento;
- quantità;
- dentifrici di affiancamento;
- prodotti remineralizzanti;
- indicazioni nel paziente ad alto rischio.
Non è sufficiente sapere che il paziente utilizza un dentifricio. Occorre comprendere:
- quale prodotto usa;
- quante volte al giorno;
- per quanto tempo spazzola;
- quanta pasta applica;
- se risciacqua abbondantemente;
- se mangia o beve subito dopo;
- se alterna più prodotti;
- per quale motivo li ha scelti.
La prescrizione diventa così parte del piano terapeutico e non una raccomandazione generica.
Collutori, gel, lacche e mousse
Il testo dedica sezioni specifiche ai collutori, confrontandoli con il dentifricio e analizzando quando possano essere prescritti nel paziente cariorecettivo.
Sono inoltre trattati:
- gel al fluoro;
- lacche e vernici;
- schiume;
- mousse remineralizzanti;
- altri presidi contenenti fluoruri;
- Silver Diamine Fluoride al 38%.
L’indice distingue indicazioni, modalità di utilizzo e criteri di scelta dei differenti prodotti.
Il collutorio non sostituisce automaticamente lo spazzolamento con dentifricio fluorato. Può rappresentare un presidio aggiuntivo quando esiste una reale indicazione e quando viene utilizzato con frequenza, modalità e durata adeguate.
Altri fattori di rischio
La carie non dipende esclusivamente da biofilm, zuccheri, saliva e fluoro.
Il capitolo dedicato agli altri fattori considera:
- esperienza precedente di carie;
- malattie;
- condizioni sistemiche;
- farmaci;
- fumo;
- sostanze;
- compliance;
- volontà e capacità di seguire il piano.
La collaborazione del paziente è un elemento clinico.
Un protocollo perfetto sulla carta può fallire quando è troppo complesso, non viene compreso o non è compatibile con le abitudini della persona.
Il piano di cura deve quindi tenere conto non soltanto di ciò che sarebbe teoricamente ideale, ma anche di ciò che il paziente può realisticamente fare.
Chiusura delle schede e piano di cura iniziale
Dopo aver raccolto le informazioni, il professionista deve trasformarle in una strategia concreta.
Il capitolo dedicato alla chiusura delle schede comprende:
- livello di rischio cariologico;
- severità della patologia;
- classi di fattori maggiormente coinvolte;
- consigli comportamentali;
- prescrizioni merceologiche;
- step igienici di base;
- report per il paziente.
Questa fase permette di stabilire le priorità.
Un paziente potrebbe avere come principale fattore la frequenza degli zuccheri; un altro potrebbe presentare xerostomia farmacologica; un altro ancora un biofilm abbondante associato a una scarsa esposizione al fluoro.
Le prescrizioni devono quindi essere differenti.
La prima visita cariologica
Il volume descrive in modo operativo l’organizzazione della prima visita.
Le fasi comprendono:
- primo approccio;
- valutazioni preliminari;
- introduzione al percorso;
- intervista comportamentale;
- esame extraorale e intraorale;
- esami strumentali;
- esame clinico dentale;
- valutazione della severità.
La comunicazione iniziale è particolarmente importante.
Il paziente deve comprendere che il percorso non consiste soltanto nell’individuare le cavità, ma nel valutare la malattia e costruire una strategia di controllo.
L’intervista deve essere condotta senza trasformarsi in un interrogatorio. Il suo obiettivo è ricostruire comportamenti e condizioni reali per individuare modifiche sostenibili.
La seconda visita
La seconda visita viene utilizzata per completare e integrare le informazioni raccolte.
Il capitolo comprende:
- consultazione della documentazione;
- integrazione dell’intervista;
- preparazione dei materiali;
- attribuzione del livello di igiene;
- rilevamento del pH del biofilm;
- ricerca delle lesioni ICDAS 1 e 2;
- prova pratica dei presidi;
- seduta di igiene;
- applicazione di sostanze;
- prescrizioni comportamentali;
- programmazione del controllo successivo.
Questa articolazione consente di dedicare tempo sufficiente alla diagnosi e alla comunicazione, evitando di concentrare tutto in una visita troppo breve.
Sigillatura dei solchi
La sigillatura dei solchi è trattata in un capitolo specifico.
La procedura viene analizzata partendo da domande cliniche fondamentali:
- a cosa serve?
- è efficace?
- quale materiale utilizzare?
- quali denti sigillare?
- come valutare il rischio?
- quanto conta la morfologia del solco?
- è possibile isolare correttamente il campo?
Il libro prende in considerazione diversi materiali:
- cementi vetro-ionomerici;
- vetro-ionomeri modificati con resina;
- compomeri;
- sigillanti resinosi;
- sigillanti resinosi bioattivi.
La scelta viene correlata a rischio, anatomia del solco e possibilità di isolamento.
Il capitolo comprende inoltre procedure operative, approccio RSI e una sezione di domande e risposte sulla sigillatura.
La sigillatura non viene quindi presentata come una procedura automatica da applicare indiscriminatamente, ma come un intervento preventivo o terapeutico da inserire nel piano cariologico.
Schede scaricabili e area download
Il libro comprende un’area di download collegata alle risorse operative.
Il capitolo finale contiene:
- glossario;
- area download;
- materiali di supporto;
- schede utilizzabili nella gestione clinica.
Le schede scaricabili consentono al professionista di trasferire più facilmente nella pratica il metodo illustrato nel volume.
Possono essere utilizzate per:
- raccolta dei dati;
- intervista;
- diagnosi;
- classificazione del rischio;
- registrazione delle prescrizioni;
- comunicazione con il paziente;
- monitoraggio nel tempo.
Un’opera visiva e pratica
Con 1.158 immagini, Cariologia clinica è un testo fortemente orientato alla comprensione visuale.
Fotografie, schemi e tabelle aiutano il lettore a interpretare:
- lesioni cariose;
- superfici dentali;
- biofilm;
- rilevatori di placca;
- immagini radiografiche;
- transilluminazione;
- indici di rischio;
- schede cariologiche;
- prodotti;
- procedure cliniche.
La presentazione del volume sottolinea l’impiego di fotografie, schemi, casi e linee guida per rendere immediatamente applicabili le conoscenze.
La documentazione non ha quindi una funzione puramente illustrativa, ma supporta il processo decisionale.
A chi è rivolto Cariologia clinica
Cariologia clinica è rivolto principalmente a:
- odontoiatri generalisti;
- odontoiatri conservatori;
- igienisti dentali;
- professionisti interessati alla prevenzione;
- clinici che praticano odontoiatria minimamente invasiva;
- studenti di Odontoiatria;
- studenti di Igiene dentale;
- professionisti che gestiscono pazienti ad alto rischio di carie;
- team odontoiatrici interessati a protocolli condivisi.
Il testo può essere utilizzato sia dal professionista esperto sia da chi desidera costruire una preparazione strutturata partendo dai fondamenti.
Perché leggere Cariologia clinica
Cariologia clinica non è soltanto un libro sulla diagnosi delle cavità.
È un’opera che integra:
- carie;
- igiene dentale;
- biofilm;
- fluoroprofilassi;
- sigillatura dei solchi;
- remineralizzazione;
- cariorecettività;
- collutori;
- demineralizzazione;
- dentifrici;
- placca batterica;
- saliva;
- schede cariologiche;
- Streptococcus mutans;
- alimentazione;
- comportamenti;
- diagnosi minimamente invasiva.
Il valore principale del volume risiede nella capacità di trasformare una materia complessa in un percorso clinico organizzato.
Il professionista viene guidato nel passaggio dalla cura della singola lesione alla cura della persona affetta da una malattia cronica.
Per chi cerca un libro sulla cariologia clinica e sulla prevenzione della carie, capace di integrare diagnosi, igiene orale, biofilm, alimentazione, saliva, fluoro e schede operative, il volume di Giovanni Sammarco rappresenta una guida completa per la pratica quotidiana.
Domande frequenti su Cariologia clinica
1. Di cosa parla il libro Cariologia clinica di Giovanni Sammarco?
Il libro affronta diagnosi, prevenzione e trattamento della malattia cariosa. Analizza biofilm, cariorecettività, alimentazione, saliva, fluoro, remineralizzazione, igiene orale, sigillature, prodotti domiciliari e costruzione del piano di cura.
2. Qual è il messaggio principale del libro?
Il messaggio centrale è che il restauro tratta un esito della carie, ma non rappresenta da solo la cura della malattia. Per controllare la patologia è necessario identificare e modificare i fattori biologici e comportamentali che la sostengono.
3. A chi è rivolto il volume?
Il libro è rivolto a odontoiatri, igienisti dentali, studenti di Odontoiatria e Igiene dentale e professionisti interessati alla prevenzione e alle metodiche minimamente invasive.
4. Cosa significa cariorecettività?
La cariorecettività esprime la predisposizione clinica del paziente a sviluppare lesioni cariose o a presentare la progressione di quelle esistenti. La sua valutazione considera esperienza di carie, attività delle lesioni e fattori di rischio attuali.
5. Qual è la differenza tra diagnosi dentale e diagnosi cariologica?
La diagnosi dentale identifica gli esiti presenti sui denti, come lesioni, restauri ed elementi mancanti. La diagnosi cariologica valuta invece le cause e i fattori che mantengono attiva la malattia nel singolo paziente.
6. Il libro tratta il biofilm e la placca batterica?
Sì. Il volume approfondisce formazione, maturità, quantità e pH del biofilm, analizzando anche le procedure domiciliari e professionali per modificarlo.
7. Viene trattato lo Streptococcus mutans?
Sì. Il libro considera la quantità di Streptococcus mutans e lattobacilli presenti nella saliva all’interno dell’analisi del rischio batterico, integrandola con gli altri fattori clinici e comportamentali.
8. Il volume parla di fluoro e fluoroprofilassi?
Sì. Un capitolo completo è dedicato alle funzioni del fluoro, alla fluoroprofilassi infantile e adulta, alle concentrazioni, alle fonti di fluoruri e ai prodotti domiciliari e professionali.
9. Quali prodotti per l’igiene orale vengono analizzati?
Il testo tratta dentifrici, collutori, gel, lacche, vernici, mousse remineralizzanti, rilevatori di placca, filo, scovolini e altri prodotti utilizzati nel paziente cariorecettivo.
10. Il libro affronta la saliva?
Sì. Vengono analizzati flusso salivare, pH, capacità tampone, ghiandole salivari, respirazione orale, idratazione, farmaci, stimolanti e sostituti salivari.
11. Sono presenti schede cariologiche?
Sì. Il libro presenta la scheda CRA a 43 punti e la scheda RCG, oltre a materiali scaricabili per la raccolta dei dati e la gestione del paziente.
12. Il testo tratta la sigillatura dei solchi?
Sì. Un intero capitolo è dedicato alle indicazioni, ai materiali, all’isolamento e alle procedure operative per la sigillatura dei solchi.
13. Il libro considera anche alimentazione e zuccheri?
Sì. Vengono valutate quantità e frequenza degli zuccheri liberi, fonti nascoste, abitudini fuori pasto e strategie di counseling alimentare.
14. Perché acquistare Cariologia clinica?
Perché offre un metodo completo per passare dal semplice trattamento della lesione alla gestione della malattia cariosa, integrando diagnosi, prevenzione, comportamento, igiene, fluoroprofilassi e follow-up.
Capitoli e argomenti
- Fondamentali
- Livello di cura di una malattia
- Carie e malattia parodontale
- Lesioni reversibili e irreversibili
- Diffusione e nomenclatura della carie
- Patologie orali da biofilm
- Bilancia cariologica
- Immunità e genetica
- Immunità innata
- Immunità acquisita
- Influenza della genetica
- Dinamiche cariologiche
- Demineralizzazione e remineralizzazione
- Apatiti dentali
- Acidi e chelanti
- Erosione dentale
- Biofilm cariogeno
- Curve di Stephan
- Saliva e biofilm
- Cariorecettività, DMF e severità della patologia
- dmf/DMF
- Esperienza di carie
- Lesioni reversibili
- Severità
- Le due diagnosi in cariologia e introduzione alle schede
- Diagnosi dentale
- Diagnosi cariologica
- Scheda CRA a 43 punti
- Scheda RCG
- Diagnosi dentale
- Esame clinico
- ICDAS II
- Attività delle lesioni
- Radiografie bite-wing
- Transilluminazione
- Laser-fluorescenza
- Diagnosi cariologica e piano di cura
- Classi di rischio
- Schede cariologiche
- Intervista comportamentale
- Strategia terapeutica
- Fattori batterici
- Quantità e maturità del biofilm
- pH
- Streptococcus mutans e lattobacilli
- Igiene orale
- Clorexidina e antibatterici
- Probiotici e materiali bioattivi
- Fattori alimentari
- Zuccheri liberi
- Frequenza di assunzione
- Functional foods
- Analisi del rischio alimentare
- Fattori salivari
- Flusso e pH salivare
- Capacità tampone
- Stimolanti e sostituti
- Farmaci e stili di vita
- Counseling salivare
- Fluoro e remineralizzanti
- Fluoroprofilassi
- Dentifrici
- Collutori
- Gel e vernici
- Mousse remineralizzanti
- Idrossiapatite, ACP e biovetri
- Silver Diamine Fluoride
- Altri fattori
- Esperienza di carie
- Malattie e condizioni sistemiche
- Farmaci
- Fumo e sostanze
- Compliance
- Chiusura delle schede e piano di cura iniziale
- Rischio cariologico
- Severità
- Prescrizioni
- Step igienici
- Report al paziente
- Prima e seconda visita
- Intervista comportamentale
- Esami clinici e strumentali
- Seduta di igiene
- Applicazione di sostanze
- Prescrizioni e controlli
- Sigillatura dei solchi
- Indicazioni
- Materiali
- Isolamento
- Approccio RSI
- Procedure operative
- Glossario e area download
- Glossario cariologico
- Schede e materiali scaricabili